Celeste D'Arrando, la deputata M5S e la casa popolare: reddito raddoppiato, ma paga lo stesso canone di prima

Celeste D'Arrando, la deputata M5S e la casa popolare: reddito raddoppiato, ma paga lo stesso canone di prima

Il suo reddito, di fatto, è quasi raddoppiato, ma continua a pagare lo stesso canone d'affitto per vivere in una casa popolare. Sta tenendo banco, in queste ore, il caso di Celeste D'Arrando, deputata piemontese del M5S residente a Collegno (Torino), lo stesso comune della sottosegretaria all'Economia Laura Castelli. La 33enne deputata pentastellata, infatti, ha ricevuto una diffida dall'Agenzia della casa di Torino (Atc), che dopo alcuni controlli ha scoperto che non era stata comunicata la variazione del reddito.

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Fino al 2017, infatti, come riporta il Corriere della Sera, Celeste D'Arrando aveva dichiarato circa 7500 euro, ma la situazione è cambiata quando, dopo le elezioni del 4 marzo 2018, la 33enne piemontese, che lavorava in un call center, è approdata in Parlamento. Di fatto, il reddito è quasi raddoppiato e la deputata avrebbe dovuto segnalare la variazione all'Atc, che ora le ha comunicato l'aumento del canone a 180 euro, oltre alla richiesta di saldare gli arretrati (pari a circa mille euro).

Secondo quanto stabilito dai regolamenti dell'Atc, il prossimo anno Celeste D'Arrando, capogruppo M5S in Commissione Sanità, potrebbe anche sforare i limiti previsti per l'assegnazione dell'alloggio popolare. Dal canto suo, la deputata si è difesa così: «Ovviamente salderò gli arretrati, ma il censimento dell'Atc avviene ogni due anni. Lo avevamo fatto regolarmente nel 2016 e aspettavamo quello del 2018 anche per comunicare la variazione del reddito. Al momento, però, non è ancora stato fatto».
Come spiega il CorSera, la versione della deputata M5S è smentita dall'articolo 7 del regolamento attuativo della legge regionale numero 3, che in Piemonte regola l’assegnazione delle case popolari: «L’assegnatario è tenuto a comunicare all’ente gestore ogni incremento della propria situazione economica, anche al fine di consentire, a decorrere dal mese successivo a quello dell’avvenuta variazione, l’adeguamento del canone di locazione».

Marcello Mazzù, presidente dell'Atc, ha commentato così il caso: «Facciamo da un minimo di 7mila fino a 15mila controlli all’anno, con cui nel 2018 è stato permesso un riconteggio dei canoni pari a 1,3 milioni di euro. Ero a conoscenza di questa vicenda visto la delicatezza legata alla persona coinvolta. Di più non posso e non voglio dire».
Lunedì 21 Gennaio 2019, 21:53
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