Andrea Purgatori, il tumore e l'ischemia: cosa non torna nella morte. Martedì la tac, mercoledì l'autopsia

Secondo una diagnosi successiva realizzata da uno specialista alla Sapienza, quelle masse tumorali non ci sarebbero mai state. Anzi per l’autore di Atlantide, proprio secondo i referti successivi, sarebbero state fatali alcune ischemie

Video

A far luce sulla morte di Andrea Purgatori sarà l'autopsia che verrà effettuata mercoledì a Tor Vergata, che però potrebbe non essere risolutiva. Per questo la famiglia del giornalista vorrebbe affidare poi una superperizia a dei medici non romani per ottenere imparzialità assoluta. Gli esami dovranno stabilire la presenza di metastasi tumorali nel cervello: la famiglia ha chiesto chiarezza perché la vicenda ha dei lati oscuri e che potrebbero raccontare uno scenario di malasanità. Intanto sono indagati due medici, di cui un luminare della radiologia. Secondo una diagnosi successiva realizzata da uno specialista alla Sapienza, quelle masse tumorali non ci sarebbero mai state. E le pesantissime cure a cui è stato sottoposto per le metastasi al cervello di un tumore primario al polmone, sarebbero state sbagliate. Anzi per l’autore di Atlantide, proprio secondo i referti successivi, sarebbero state fatali alcune ischemie.

Andrea Purgatori, il neuroradiologo che ha smentito la prima diagnosi: «Sarebbe stata necessaria un’altra terapia»

Le cliniche: la Pio XI e Villa Margherita

I militari del Nas, delegati dall’aggiunto Sergio Colaiocco e dal pm Giorgio Orano che coordinano il fascicolo, hanno acquisito le cartelle cliniche nelle diverse strutture dove Purgatori è stato curato o ricoverato e dove avrebbe anche contratto un’infezione: la Pio XI, la struttura della prima diagnosi, ma anche Villa Margherita, dove invece è stato ricoverato quando ha accusato i primi problemi e dove è arrivata una diagnosi completamente diversa dalla prima. Qui infatti la risonanza al cervello avrebbe smentito la presenza di metastasi. Un primo cortocircuito che ha insospettito la famiglia, nel frattempo ovviamente preoccupata di garantire le cure migliori a Purgatori

 

Le tappe della vicenda

Il 24 aprile il conduttore di Atlantide, a causa di un affaticamento, si era sottoposto a un check up a Villa Margherita. Sulla base di esami diagnostici e di una biopsia al polmone, Purgatori si era rivolto poi alla Pio XI. A inizio maggio la diagnosi: un tumore primario al polmone con diffuse metastasi cerebrali. Purgatori comincia la radioterapia e le condizioni restano stabili fino a metà maggio, tanto che riesce a registrare una puntata di Atlantide e a continuare a lavorare.

Pochi giorni dopo, però, comincia da avere problemi: è confuso e sempre più affaticato. Alla Pio XI gli dicono invece che le metastasi si sono notevolmente ridotte.

A giugno, quando le condizioni sono sempre più gravi, Purgatori torna a Villa Margherita dove i medici smentiscono i colleghi: la tac non mostra metastasi al cervello ma solo tracce di ischemie. Nei giorni successivi una risonanza magnetica al cervello, esaminata dal neuroradiologo Alessandro Bozzao, professore ordinario della Sapienza, esclude la presenza di metastasi. Bozzao ripete una seconda volta l’esame, lo confronta con quello della Pio XI e conclude che le metastasi non ci sono mai state. Purgatori torna a casa, ma l’8 luglio la situazione precipita. Viene portato d’urgenza al Policlinico Umberto I dove muore il 19 luglio. Una breve storia di diagnosi che si contraddicono l'una con l'altra e che ha spinto i tre figli Edoardo, Ludovico e Victoria, a presentare denuncia per chiedere accertamenti. 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 24 Luglio 2023, 08:51
© RIPRODUZIONE RISERVATA