Il coraggio di Mario: «Curo la mia depressione con la mia batteria speciale»

di Francesca Cicatelli
Mario Dommarco ha scoperto il potere dell’autoguarigione con due piatti e un casco piazzati su uno scooter privo di marmitta. Ha 5 figli, una ex moglie e la depressione da quando di anni ne aveva 23, circa 32 anni fa. Un terremoto interiore da cui non prende le distanze ma che orchestra, musica. Lo arrangia. Arrangiarsi è anche ció che sa fare meglio: “apparecchiare” la giornata come fosse una tavolozza da imbandire ogni giorno in punti mai uguali della sua Napoli.

Una presenza inafferrabile la sua. È sempre in tour itinerante per i vicoli e le strade della città. Assistere ad un suo concerto è un privilegio per chi crede al caso, all’ accidente, all’incontro fortuito. Muore e risorge ogni giorno passando dal buio interiore in cui è immerso senza sosta alla rinascita inghiottito dal capannello di pubblico. Due abbracci in contrapposizione, quello dell’ oscurità e delle persone, che ammalano e risanano.
 

La batteria avrebbe voluto imparare a suonarla a 10 anni, alla fine gliel’ha insegnata il dolore che Mario percuote con Vic Firth di fortuna realizzate con manici di mestoli e scotch a colpire ride e splash e la sella dello scooter che ogni giorno, sgombrato dai sogni, lo riporta a casa.

 
Venerdì 17 Maggio 2019, 14:24
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