Altri tre mesi d'indagine. Nuova svolta sul caso di Marianna Cendron: a ordinare

Altri tre mesi d'indagine. Nuova svolta sul caso di Marianna Cendron: a ordinare nuovi accertamenti questa volta è il giudice per le indagini preliminari Umberto Donà a cui la Procura si era rivolta per chiedere l'archiviazione del fascicolo aperto per sequestro di persona. Dopo l'udienza e l'analisi del fascicolo il magistrato ha deciso di accogliere le istanze della famiglia di Marianna, papà Pierfrancesco e mamma Emilia, che supportati dagli avvocati Stefano Tigani e Pietro Coluccio avevano chiesto che gli elementi fin qui raccolti venissero rivalutati con attenzione. Il magistrato è anche sceso nel dettaglio della vicenda e ha sottolineato che al momento gli elementi in possesso degli inquirenti portano a propendere comunque per l'eventualità di un allontanamento volontario.
Eppure nell'intera vicenda c'è ancora qualcosa che non convince, come evidenziato dalla consulenza tecnica presentata dai legali della famiglia. In particolare c'è un elemento che non torna ed è collegato alle celle telefoniche che hanno agganciato il telefono cellulare in uso a Marianna la sera precedente la scomparsa e metterebbe in evidenza una contraddizione di Renzo Curtolo, l'idraulico che in quei giorni ospitava la ragazza. Secondo quanto accertato, il telefono di Mary non sarebbe "rientrato" a Paese a casa di Renzo, come lui aveva sempre raccontato. Il cellulare della ragazza, la sera del 26 febbraio, avrebbe infatti agganciato la cella di Castelfranco e poi quella di Vedelago, dove si sarebbe fermato fino al mattino successivo. Dov'è stata quindi Marianna e con chi? Ed è proprio sugli accertamenti tecnici che ora il pm Massimo De Bortoli dovrà concentrare gli sforzi. Ma non basta perché il gip ha ordinato anche di risentire Renzo Curtolo.
«Nei casi di scomparsa - ha spiegato ieri l'avvocato Tigani - è fondamentale che le indagini vengano svolte bene fin dalle prime ore, senza lasciare nulla di intentato. A volte anche fare il possibile non permette di portare a una soluzione, ma tentare ogni strada è imprescindibile». Nuovi accertamenti dunque ma con una data di scadenza chiara, tre mesi. Settimane in cui gli investigatori dovranno provare a chiare i tanti aspetti che in questi anni non hanno trovato risposta.
Venerdì 30 Settembre 2016, 05:01