Noce: «Ora l'obiettivo da perseguire è intercettare i positivi asintomatici»

Noce: «Ora l'obiettivo da perseguire è intercettare i positivi asintomatici»

IN CORSIA
ROVIGO Contro il coronavirus «si lavora anche 14-15 ore al giorno per dare tutte le informazioni possibili ai colleghi medici. E poi, da subito, nell'Unità di crisi c'è stata grande collaborazione». Confessa, con una battuta, di «essere quasi diventato uno stalker dei miei colleghi, con messaggi ed email che invio ogni giorno, contenenti informazioni e articoli scientifici», il presidente provinciale dell'Ordine dei medici Francesco Noce, che è anche presidente della Federazione regionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri del Veneto.
Il lavoro di sensibilizzazione e le sinergie adottate già dai primi di febbraio in Polesine per gestire la protezione del territorio, hanno avuto sicuramente effetto nel ridurre, almeno fino a questo momento, la diffusione del coronavirus. È tra le province del Nord meno colpite quella di Rovigo, con 70 casi positivi su 234.937 residenti, vale a dire un malato di Covid-19 ogni 3.356 abitanti secondo i dati al 21 marzo. «Certo influisce anche la minore densità abitativa rispetto ad altre zone d'Italia - precisa Noce -, perché è una malattia virale e occorre entrare in contatto con il virus per sviluppare la malattia. Dove ci sono meno assembramenti e occasioni di venire in contatto con più persone, infatti, si riduce il rischio».
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C'è di più, però. Belluno, ad esempio, è al centesimo posto in Italia per densità abitativa (56 abitanti ogni chilometro quadrato, rispetto ai 129 di Rovigo, 74esima), ma fino a venerdì scorso contava già 195 contagi, cioè un caso positivo ogni 1.041 abitanti. «Qui a Rovigo - continua il presidente Noce - già a primi di febbraio l'Azienda Ulss 5 polesana aveva organizzato un incontro importante con specialisti per comprendere e conoscere il fenomeno, visto l'aumentare delle probabilità che si diffondesse nel mondo». Era il 6 febbraio e l'incontro era seguito a un'iniziativa dedicata ai sindaci: l'occasione era servita a illustrare ai medici di famiglia gli aspetti clinici e i protocolli operativi, e a far maturare subito la condivisione di impegni e linee guida comuni».
Allora si parlava soprattutto della gestione dei cittadini di ritorno dalla Cina, e «circa una settimana dopo l'incontro a Rovigo - continua Noce - a Cortina gli Ordini dei medici di Rovigo, Belluno e Trieste avevano organizzato un congresso al quale aveva partecipato anche il virologo Roberto Burioni, per affrontare argomenti di innovazione in sanità». Le manifestazioni epidemiche iniziarono poi a manifestarsi in Italia, in tutta la loro evidenza, nel finesettimana del 22 e 23 febbraio, dopo i contagi segnalati all'ospedale di Schiavonia. «E sabato 22 - ricorda Noce - ci fu subito la riunione dell'Unità di crisi dell'Ulss 5 polesana allargata a sindaci, Questura, Prefettura e Ordine dei medici che la domenica mattina organizzò presto un incontro per diffondere le linee guida per proteggere medici e popolazione».
MISURE D'EMERGENZA
«Così il lunedì dopo - continua il presidente dell'Ordine dei medici - gli ambulatori erano già tappezzati con le indicazioni da adottare, i disinfettanti per gli utenti e le indicazioni di sicurezza e precauzione. È vero che la città di Rovigo non è così popolata come altre, ma l'azione per evitare la propagazione del virus è stata tempestiva. Se poi ci sono altre cause per la bassa incidenza finora, è difficile dirlo». Il presidente dell'Ordine dei medici è convinto che l'azione di sensibilizzazione, e che sia stata recepita dalla maggioranza dei polesani - «Qualche eccezione c'è sempre, ma è evidente l'impegno di Polizia e Vigili urbani nelle attività di controllo» - abbia contribuito molto a non diffondere il virus. Ma con ancora più convinzione invita ora a non abbassare la guardia: «Non c'è da cantar vittoria troppo presto: bisogna restare a casa. Tutti dobbiamo fare la nostra parte. Il vero problema - spiega - è intercettare i positivi asintomatici o con sintomi lievi. Inoltre serve ogni sforzo per dotare operatori sanitari, medici di famiglia, pediatri e odontoiatri dei dispositivi di protezione necessari a proteggerli, insieme alle loro famiglie, e per evitare che possano diventare veicolatori del virus nei pazienti. La prossima settimana si intensificherà l'esecuzione dei tamponi per gli operatori sanitari e partirà anche per i medici di famiglia».
Nicola Astolfi

Ultimo aggiornamento: Domenica 22 Marzo 2020, 05:04
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