TRIBUNALE A LUCI ROSSE

Alessandra Severini
Soldi, ma anche cassette di pesce e di formaggio. E poi prestazioni sessuali. Così si sarebbe fatto pagare Marco Petrini, presidente della terza sezione civile della Corte d'appello di Catanzaro e della Commissione provinciale tributaria del capoluogo calabrese, per aggiustare processi e sentenze.
Il magistrato è stato arrestato ieri, su disposizione della Dda di Salerno con l'accusa di corruzione in atti giudiziari. Petrini avrebbe ottenuto consistenti somme di denaro ma anche oggetti preziosi e prestazioni sessuali in cambio di processi penali, civili e tributari favorevoli agli altri indagati oppure a soggetti a loro legate. Oltre al giudice, infatti, altre sette persone sono state raggiunte dall'ordinanza di custodia cautelare con l'accusa di corruzione in atti giudiziari. Per alcuni di essi è stata contestata l'aggravante del metodo mafioso.
Tra questi, due avvocati uno del foro di Catanzaro e l'altro di Locri e un medico in pensione, ex dirigente dell'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza.
Proprio quest'ultimo sarebbe stato il personaggio chiave del meccanismo. Sarebbe stato lui a stipendiare mensilmente il magistrato per garantirsi il suo asservimento e, nel contempo, gli procurava nuove occasioni di corruzione proponendo a imputati in primo grado o loro parenti decisioni favorevoli in cambio di denaro, beni e altri servigi. In un caso il giudice avrebbe agito per consentire la riassegnazione del vitalizio ad un ex consigliere regionale che ne era stato privato in seguito ad una condanna a sei anni di reclusione con interdizione perpetua. In altre circostanze Petrini avrebbe agevolato candidati per il superamento del concorso di abilitazione alla professione di avvocato. Le indagini sono state avviate nel 2018 e i militari della Guardia di finanza sono riusciti anche a riprendere il magistrato mentre apriva le buste piene di denaro nel suo ufficio della Corte d'appello.
In più, ci sono le intercettazioni che testimonierebbero la consegna e la promessa di doni al magistrato. Un uomo, il giudice Petrini, descritto come affamato di denaro, che sembrava non bastargli mai anche a causa dell'elevato tenore di vita a cui era ormai abituato. A casa sua sono stati sequestrati 7.000 euro in banconote.
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Giovedì 16 Gennaio 2020, 05:01
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