Stop alla vendetta sessuale sul web 6 anni di carcere e 15mila euro di multa

Mario Fabbroni
«Per me è stato un giorno davvero speciale, un primo e concreto riconoscimento per la battaglia che ho intrapreso da quando l'avverso destino mi ha portato via il bene più prezioso che la vita mi aveva donato: la mia povera Tiziana». Teresa Giglio è la madre di Tiziana Cantone, la 31enne di Mugnano di Napoli suicidatasi il 13 settembre 2016 dopo la diffusione online (ovviamente non autorizzata) di un video che la ritraeva in pose sessualmente spinte.
REATO DI REVENGE PORN. La donna ha commentato ieri - con un lungo post su Facebook - il voto all'unanimità tra i partiti in Parlamento che ha praticamente sancito la definizione di reato per il cosiddetto revenge porn. Ovvero la diffusione sui social di video e foto che ritraggono uomini e donne in atteggiamento intimo: diffusione spesso orchestrata da chi intende vendicarsi della conclusione di una relazione.
Quella che era intimità e condivisione, insomma, alla fine di una storia sentimentale si può trasformare in rabbia, violenza e in pubblica gogna. «Mi sono sempre detta che nessun'altra deve attraversare l'inferno che ha dovuto attraversare Tiziana e nessun'altra madre deve provare questo dolore straziante e annichilente che mi sta divorando. La giustizia terrena ci dev'essere», ha aggiunto Teresa Giglio.
VOTO ALL'UNANIMITÀ. A tutto questo sembra possa aver posto un argine il Parlamento. Anzi, con un accordo, tutti i partiti alla fine hanno votato alla Camera (461 sì) l'emendamento al disegno di legge Codice rosso che introduce il reato di revenge porn: previsto il carcere da 1 a 6 anni e multe fino a 15mila euro. Quindi per gli aguzzini del web scatterà l'arresto nei casi più gravi. Il voto in Aula è frutto della spinta delle opposizioni (Pd e Forza Italia soprattutto) cui hanno adetrito M5s e Lega (con quest'ultima che ha ritirato l'emendamento sulla castrazione chimica ma che non ha alcuna intenzione di abbandonare la battaglia).
LE VITTIME ECCELLENTI. Il revenge porn non risparmia le minori: anzi sono loro le vittime designate per eccellenza, vista anche l'ingenuità propria dell'età. Ma è chiaro che la vendetta funziona di più se è coinvolta una donna di successo. Ne sa qualcosa, ad esempio, la showgirl Belen Rodriguez che nel 2010 presentò una denuncia nei confronti dell'ex fidanzato: l'aveva ricattata chiedendole 500mila euro e minacciando di diffondere in Rete un filmato hard. Diletta Leotta, ex volto sportivo di Sky ora a Dazn, nel novembre del 2017 trovò in Rete i suoi scatti senza veli e alcuni video hard rubati dal cloud (ovvero la memoria virtuale) del suo smartphone. Tra i casi famosi recenti c'è anche quello della deputata Giulia Sarti, vittima di un revenge porn dopo l'espulsione da M5s.
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Mercoledì 3 Aprile 2019, 05:01
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