Stefania Cigarini
Quei colpi di fortuna che nello spettacolo, e nella vita, capitano

Stefania Cigarini
Quei colpi di fortuna che nello spettacolo, e nella vita, capitano raramente e che poi bisogna amministrare con intelligenza. L'attore Giorgio Gobbi l'ha saputo fare. E sì che il suo battesimo del fuoco, poco più che pischello, è stato a fianco del mostro sacro Alberto Sordi, in un film che è culto e campione d'incassi - Il Marchese del Grillo (1981) - firmato da un regista leggenda, Mario Monicelli. E che il suo personaggio, Ricciotto, il giovane compagno di burle del Marchese, sia tutt'ora un ruolo-icona.
Sul quale ha scritto un libro, S'è svejatooo!, di ricordi dal set.
«L'ho fatto durante il primo lockdown, io, la gatta Paulette e grandi tazze di caffè. La richiesta è dell'editore, Santiago Maradei. Il titolo è mio. Le foto di scena, inedite, del grandissimo Enrico Appetito».
Più difficile scrivere o recitare?
«Recitare, questo libro è venuto di getto, volevo fare qualcosa di pop, nella migliore accezione del termine».
Ricciotto è stato un ruolo ingombrante
«Sì, ma anche una presenza affettuosa. Me ne sono distaccato una decina d'anni fa (ne aveva 23 all'epoca, oggi 63, ndr) con ruoli da cattivo, il boss Brusca per il regista Bonivento, il chirurgo assassino per De Maria, il professore killer per Sweet in Ris».
Vero che Sordi non la voleva?
«E non aveva tutti i torti, avrebbe preferito Califano o Davoli. C'era troppa differenza d'età tra me e lui per essere davvero due sodali. Monicelli però s'impose. Meno male. E Sordi alla fine mi apprezzò, tanto da volermi ne Il tassinaro».
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Ultimo aggiornamento: Martedì 12 Gennaio 2021, 05:01
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