Simone Pierini
Era il dicembre del 1980 quando Giovanni Falcone si recò

Simone Pierini
Era il dicembre del 1980 quando Giovanni Falcone si recò a New York per la prima volta. Ricostruì il percorso del denaro che accompagnava i traffici e notò che gli stupefacenti venivano venduti negli Stati Uniti. Aveva scoperto il legame tra Cosa Nostra e la criminalità organizzata statunitense. A quasi quarant'anni di distanza, come in un déjà vu, questo filo che attraversa l'oceano Atlantico è tornato attuale. Un blitz nella notte italiana tra martedì e mercoledì, le 9 di mattina a New York. Diciannove persone arrestate in un'operazione congiunta coordinata dalla Dda, denominata New connection, tra la squadra mobile di Palermo, il servizio centrale operativo della polizia di Stato e l'Fbi della Grande Mela
Oltre duecento gli uomini impegnati che hanno bloccato il ritorno in auge dei clan Gambino e Inzerillo. Il primo, con a capo il potente boss della Gambino Crime Family di New York. Il secondo, storica cellula criminale palermitana decimata da Totò Riina negli anni 80 che nel quartiere di Passo di Rigano di Palermo aveva ricostituito la loro roccaforte. L'inchiesta ha fatto emergere l'influenza della famiglia sull'economia del quartiere, sulla gestione degli affari, dalla fornitura alimentare, all'ingrosso, alla gestione dei giochi e delle scommesse online.
Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata, concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori aggravato, concorrenza sleale aggravata dal metodo mafioso. Tra questi ci sono Francesco e Tommaso Inzerillo, rispettivamente fratello e cugino di Totuccio Inzerillo, boss ammazzato dai Corleonesi durante la seconda guerra di mafia. Gli esponenti della famiglia Inzerillo furono costretti a rifugiarsi negli Usa ma erano rientrati in Italia nei primi anni Duemila. Avevano ricostituito le fila della famiglia anche grazie al ritrovato equilibrio con i vecchi nemici. Una guerra, quella con i Corleonesi, nata per una parola sbagliata. Come ammesso dallo stesso Tommaso Inzerillo intercettato l'8 dicembre del 2017. «È finito il mondo per una parola, un fratello non può dire una parola?», disse al pregiudicato mafioso Michele Micalizzi e al figlio Giuseppe. La risposta fu: «È finita anche la parola». In manette anche Salvatore Gambino, sindaco di Torretta, un paese della provincia di Palermo, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.
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Giovedì 18 Luglio 2019, 05:01
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