Sei titoli tricolori in dieci anni  nel calcio a 5 dei non vedenti

Sei titoli tricolori in dieci anni nel calcio a 5 dei non vedenti

James Perugia
ROMA - Per una Roma che fa soffrire i suoi tifosi, ce n'è un'altra che non sbaglia un colpo: quella di calcio a 5 per non vedenti. I ragazzi allenati da Luca Mazza, negli ultimi 10 anni, hanno vinto quasi tutto: 2 campionati della serie A non vedenti, 2 Supercoppe italiane e 2 coppe Italia. Si gioca con una palla sonora, e l'unico giocatore vedente, per regolamento, è il portiere. Sauro Cimarelli, direttore tecnico della Roma non vedenti, ha giocato in porta per 15 anni: «Giocare, cadere e poi rialzarsi da soli per questi ragazzi non vedenti significa tutto, significa alzare l'asticella della loro vita - racconta -. È uno dei pochi momenti della loro vita in cui si muovono da soli - gli fa eco il mister Mazza - e si sentono liberi».
Cosa significhi calcare il campo da calcio per i non vedenti lo spiega bene Vincenzo Censi, il capitano della squadra: «Ti senti libero, autonomo, come se vedessi ancora. Tutto quello che poi manca nella vita, quando devi essere accompagnato, sotto braccio a una persona». Da piccolo Vincenzo giocava con gli amici normodotati: «Non mi hanno mai detto di no, giocavo con un pallone di cuoio, riuscivo a capire dov'era la palla dal rumore che faceva mentre correva sull'erba, per questo poi è stato semplice passare a giocare con una palla con sonagli, con chi non vedeva come me». Vincenzo è uno dei giocatori più esperti del team e per tanti anni è stato anche un punto di riferimento della nazionale. Anche Giuseppe Checchi è un veterano: «Ho cominciato a giocare con i miei amici che vedevano normalmente e mi portavano, a fare il palo - racconta sorridendo -. I rigori però li facevano tirare sempre a me, infatti sono diventato uno specialista». Poi Giuseppe è passato a giocare con un pallone avvolto in una busta, per percepirne i movimenti quando svolazzava, e poi sono arrivate le palle da gioco sonore, finalmente: «E allora abbiamo iniziato a divertirci, a vincere scudetti, diversi tornei internazionali e giocando in Nazionale per tanti anni, con i miei compagni».
I giocatori della Roma non vedenti vincono e ottengono importanti successi sportivi. Ma soprattutto, in campo, sono felici. Eppure le difficoltà che la società incontra sulla sua strada sono tante. «Ci autofinanziamo. Arrivano tanti politici, ti battono la mano sulla spalla e poi spariscono», dice Cimarelli. Non solo mancano le sponde, una protezione indispensabile per i non vedenti, ma il campo in cui la Roma è costretta ad allenarsi è anche pieno di buche. «Ci servono le strutture. Ci basterebbe un campo regolamentare, con le sponde». Le protezioni diventano ancor più indispensabili per la scuola calcio della Roma: un vivaio per bambini non vedenti, una realtà unica nel panorama europeo. Ma non c'è difficoltà che riesca a frenare l'entusiasmo dei giocatori. Tra i più giovani della prima squadra c'è Daniele Biondi: «È un'emozione unica, giocare a calcio era uno dei sogni della mia vita. Io sono sempre andato allo stadio, sono tifoso della Roma. Ho seguito sempre il calcio ma non ho mai avuto la possibilità di giocarci. È stato un sogno raggiungere questo obiettivo». Per il suo coetaneo Lorenzo Serranti, l'emozione di calcare il campo da gioco «è difficile da descrivere, è stupendo». Ma in fondo, non cambia poi tanto rispetto al calcio normale: «Solo che ogni tanto dai qualche capocciata di troppo - chiosa Giuseppe - ma la voglia di giocare è troppa».
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