Il sommerso in Italia, un tesoro da 540 miliardi di euro

Il sommerso in Italia, un tesoro da 540 miliardi di euro

Sei milioni: il numero dei poveri in Italia. Nel paese di Armani e Bulgari, della Ferrari e del Sassicaia. Nel paese la cui economia, dopo la Seconda Guerra Mondiale, ha saputo arrivare a essere una delle prime dieci del mondo. Che ci fossero i poveri lo sapevamo. Forse ci voleva il Coronavirus a farci accorgere dove vivono e come funziona la loro economia: nell'ombra. Bottom of the Pyramid (base della piramide) la chiamano gli economisti. Tirate una linea orizzontale su un foglio. Scriveteci accanto: due dollari e mezzo. Sappiate che si intendono al giorno. Osservate il foglio: sotto quella riga vivono circa tre miliardi di persone.

Il Coronavirus ha sollevato il velo sulla realtà italiana: a sostenere la base della nostra piramide c'è una grande economia, sommersa e buia. Un'economia parallela e invisibile, fatta di milioni di micro-redditi (quello del facchino che aiuta a traslocare), di innumerevoli nano-transazioni (l'euro al posteggiatore abusivo), tutte in nero. Eurispes la stima in 540 miliardi di euro, un terzo del PIL totale. In questa lunga Quaresima nazionale, nella quale si ragiona su come far ripartire l'Italia dopo il virus, ancora una volta il Mezzogiorno rischia di restare ai margini: problema, non opportunità. E facciamo male, perché la linea si traccia proprio partendo da lì.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 1 Aprile 2020, 18:31
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