Salvatore Garzillo
«Non riuscivo a dormire, mi sono alzato dal letto e l'ho

Salvatore Garzillo
«Non riuscivo a dormire, mi sono alzato dal letto e l'ho picchiato». Per quanto assurda, orribile e irrazionale, questa è l'unica spiegazione che gli investigatori hanno ottenuto da Aliza Hrustic, l'uomo di 25 anni che ha ammesso di aver ucciso Memhed il proprio bambino di due anni nel suo appartamento in via Ricciarelli 22, nel quartiere San Siro a Milano.
L'infanticidio è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì. Il giovane padre ha picchiato il piccolo davanti allo sguardo sgomento della moglie incinta, Silvija Z., una croata di 22 anni dalla quale ha avuto altri tre figli. Attorno alle 5 Hrustic ha chiamato il 112 e ha detto all'operatore che il bambino stava male, che aveva problemi respiratori, ma in sottofondo si sentiva il pianto della madre che aveva già capito. I paramedici hanno trovato solo lei in casa. Il cuore del bambino aveva già smesso di battere. Aveva i piedi fasciati, sembra che nei giorni precedenti si fosse ferito camminando sul vetro.
Dopo la chiamata al 112 il padre è scappato portando via con sé due figlie di 3 anni e poco più di un anno (il figlio maggiore si trova in Croazia). Ha girovagato un po' senza meta finché ha trovato rifugio a casa di un conoscente in via Manzano 4, in zona Giambellino, nello stesso edificio che all'inizio dell'anno è stato occupato da un gruppo di anarchici che lo avevano trasformato in un centro sociale chiamato La Base.
Alle 12,30 gli investigatori lo avevano già individuato e appena si sono presentati alla sua porta lui si è arreso. Non ha opposto resistenza e ha ammesso le sue responsabilità. «Non è stato in grado di spiegare precisamente cosa gli è venuto in mente in quel momento - ha detto il capo della Mobile, Lorenzo Bucossi - non sappiamo se il bambino stesse piangendo, ha solo raccontato che non riusciva a dormire e che aveva fumato hashish. Si è alzato e, in preda a un accesso di rabbia incomprensibile, lo ha picchiato a morte».
Hrustic è nato a Firenze, ma ha anch'egli origini croate. Il suo nickname su facebook era Dolce vita e ha creato un profilo utilizzando il nome Salvatore Riina. Ha un solo precedente per riciclaggio risalente al 2016 e non risulta che abbia avuto altre segnalazioni per violenze nei confronti della famiglia. La moglie è invece una borseggiatrice ben nota, con un lungo elenco di precedenti per reati contro il patrimonio. La sua posizione è al vaglio degli inquirenti, ma al momento non sono stati presi provvedimenti. La coppia si era trasferita in quell'appartamento al piano terra subentrando a un albanese rientrato al proprio Paese a cui avevano pagato una sorta di buonuscita.
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Giovedì 23 Maggio 2019, 05:01
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