Rita Vecchio
«Con un piede nell'hype e uno in zona, per citare Jake La Furia.

Rita Vecchio
«Con un piede nell'hype e uno in zona, per citare Jake La Furia. Faccio cioè cose alla moda, ma anche freestyle vecchia maniera». Wrongonyou, che di nome fa Marco Zitelli, dopo Sanremo è pronto per portare il suo disco Sono io in tour già dal 17 luglio con le date estive (parte da Santa Marinella, Roma). «Recuperare il contatto con il pubblico. L'adrenalina. I riti prima del concerto: un bel bicchierino di rum e via sul palco».
Che effetto fa riguardarsi all'Ariston?
«Tanta emozione. Il premio della critica a Lezioni di volo, il Festival in tempo di pandemia, i palloncini al posto del pubblico. Mi sono messo alla prova in un momento anomalo. Vorrei tornarci in tempi normali».
Quindi sì al bis.
«Assolutamente sì. Ci penso dall'istante dopo che è finito. Ne è passato di tempo da quando mi sono licenziato come guida al museo e sono partito da Grottaferrata per l'America a suonare dove capitava. Oggi mi guardo allo specchio e so in che direzione musicale spingere. Anche se viviamo in un periodo in cui sono più importanti i numeri. La paura più grande di qualsiasi artista è di essere dimenticati».
Anche di Wrongonyou?
«A volte ci casco pure io. Ma non si può piacere a tutti. È cambiato tutto nella musica. Una volta un disco durava anni, tipo Bruce Springsteen con Born in the U.S.A. Oggi il riciclo va a una velocità assurda, ogni venerdì c'è la corsa per la classifica. Oggi c'è fretta. E la fretta ha viziato l'ascoltatore che si aspetta sempre musica nuova. Non a caso è pieno di feat. per prendere pubblico da più parti. Se Orietta Berti, che è stata la voce migliore del Festival, non avesse cavalcato l'onda lunga di Naziskin al posto di Måneskin, forse non ci sarebbe stato il duetto con Fedez e Achille Lauro. Bisogna adeguarsi ai tempi senza diventare un marchio di fabbrica. La musica deve restare di qualità».
Lei con chi duetterebbe?
«Con Venditti. In Nonno Bruno sarebbe stato bello avere la sua voce. Lo ascoltavo da piccolo perché mio padre era un fan sfegatato. Il mio animale simbolo è l'orso, guarda caso come il titolo del primo disco di Venditti. Me lo sono tatuato».
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Ultimo aggiornamento: Lunedì 5 Luglio 2021, 05:01
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