Piero Badaloni condusse quasi per intero - 36 ore - la diretta Rai sulla tragedia

Piero Badaloni condusse quasi per intero - 36 ore - la diretta Rai sulla tragedia

Piero Badaloni condusse quasi per intero - 36 ore - la diretta Rai sulla tragedia di Vermicino.
Oggi la morte di Alfredino verrà raccontata con una fiction
«C'è sempre il rischio di una spettacolarizzazione del dolore. Il fatto che il Centro Alfredo Rampi abbia collaborato alla realizzazione potrebbe essere un elemento di garanzia».
Lei come visse quei giorni?
«Dopo quarant'anni ricordo ancora ogni dettaglio e soprattutto la sensazione di angoscia. Avevo trentacinque anni e uno dei miei figli sei, come Alfredino. Dovetti combinare la mia partecipazione emotiva con il distacco del cronista».
Perché la diretta?
«Fu casuale. Vermicino era un collegamento in coda alla scaletta del Tg2 delle 13,30 dell'11 giugno 1981. Il capo dei Vigili del Fuoco disse al nostro inviato (sul posto si alternarono Maurizio Beretta e Pierluigi Camilli, ndr) che sarebbe mancato poco al recupero. Il direttore Emilio Fede decise di mantenere la linea. Tutto iniziò così».
A quella diretta si fa risalire la cosiddetta tivù del dolore
«Provocò certamente un coinvolgimento emotivo intenso da cui scaturirono partecipazione sincera, ma anche curiosità morbosa. Fu un fatto unico, cambiò il mio modo di vivere e di fare la televisione. E non solo il mio. Dal successo di audience nacque una tivù che puntava alla speculazione del dolore. Una scelta che disapprovavo e che disapprovo tuttora»
Gli errori di allora
«Le discrepanze tra strategie di intervento degli speleologi e quelle dei vigili del fuoco. E l'arrivo del Presidente»
Pertini? Perché?
«Con tutto il rispetto e l'ammirazione per l'uomo e il Capo di Stato, forse sarebbe stato meglio che fosse rimasto a seguire da palazzo. Con il suo arrivo divenne necessità istituzionale mantenere la diretta su tutti e tre i canali Rai dalle 14 dell'11 giugno, ed Alfredino era nel pozzo da 18 ore, alle 7 del 13 giugno, quando si ebbe la netta sensazione che fosse morto».
Il limite superato, 40 anni dopo
«Non avrei mandato in onda il dialogo tra Franca Rampi e il figlio avvenuto attraverso un microfono calato nel pozzo. Lei cercava di rassicurarlo, era un momento intimo, struggente e privato».
Da quella tragedia nacque il sistema di Protezione civile
«Una conseguenza positiva. La sensibilizzazione delle istituzioni e lo sforzo della mamma di Alfredino che creò il Centro intitolato al figlio. Nell'arco di un anno nacque il coordinamento interministeriale. E quella che fino ad allora era una organizzazione disarticolata e molto sulla carta divenne il sistema di Protezione civile per come lo conosciamo oggi».
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Ultimo aggiornamento: Martedì 8 Giugno 2021, 05:01
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