Non pensi che in Italia siamo schiavi del politically correct?
«È vero

Non pensi che in Italia siamo schiavi del politically correct?
«È vero che qualsiasi cosa tu dica c'è qualcuno che ti critica ma alla fine non determinano nulla. Possono pure lamentarsi su Twitter ma poi in prima serata va in onda di tutto, anche roba vergognosa. Insomma un gran vociare sui social ma non mi sembra che cada mai la testa di nessuno».
Al centro della serie c'è il delicato tema del suicidio. Sembra quasi che tu lo giustifichi o sbaglio?
«Direi quasi l'opposto. Non c'è da parte mia giudizio positivo o negativo. C'è incomprensione. Non entro nel merito. Non sono in grado di dire per quale ragione alcune persone che avevo intorno hanno deciso di farlo. C'è rispetto, quello sì. Faccio un passo indietro».
Ti è mai capitato di pensare al suicidio?
«Sì e no. A chi non è mai capitato? Ma mai come opzione reale. Ma quando si vive un momento di particolare sofferenza penso sia normale pensare che in ultima analisi c'è anche quest'opzione».
Quando muore una persona che conosci cancelli il numero dalla rubrica del telefonino?
«No. Mai. Anzi spesso mi vado a rivedere i profili Facebook. A rileggere».
Tutto questo successo ti ha rovinato qualche rapporto?
«Io vengo da un mondo in cui andare in televisione è un demerito. Ma in realtà le persone con cui sono cresciuto mi conoscono, conoscono il mio percorso e le mie scelte. E queste persone mi hanno sempre dato molto affetto. Anche adesso. Le persone che oggi vogliono darmi le lezioni di purezza, che hanno scritto critiche, ostentano il loro radicalismo solo su internet. Ma poi nella vita non le ho mai incontrate».
Non ti faccio la domanda su Daniele Capezzone. Torniamo, invece, a Strappare lungo i bordi: il refrain del Sekko S'annamo a prendere un gelato è vero che è una citazione di Amore Tossico il film cult di Claudio Caligari?
«Sto in fissa con quel film, mi piace molto. Può essere che inconsciamente lo porti sempre dentro. Ma la verità è che il Sekko si vuole veramente sempre prendere il gelato, anche nelle situazioni più assurde, più pericolose».
A questo punto qual è la gelateria preferita dal Sekko?
«È una conosciuta gelateria sulla Prenestina, Ma calcola che il Sekko non è un gourmet. Per lui tutti i gelati sono uguali».
Quali sono i tuoi angoli di Roma preferiti?
«Mah, forse quelli che non ci sono più. La libreria internazionale di Vittorio Marchi a via dei Volsci a San Lorenzo. Sempre a San Lorenzo, in via dei degli Etruschi, il negozio Disfunzioni Musicali (c'è una citazione nella serie, ndr) e Hellnation altro negozio di dischi che stava sulla Nomentana».
Romano e romanista. Che ne pensi di Mourinho? Ti piace come tipo?
«Scusami ma io ho il divieto assoluto di parlare di quella squadra. Gli amici miei dicono che porto sfiga. Pensa che quando c'è il derby mi mandano a vederlo a casa dei laziali».
E Milano?
«Io sono uno che gli piace vivere in città. E non andrei mai via da Rebibbia. Se mi punti una pistola alla tempia potrei andare in un altro quartiere ma sempre a Roma. Se mi puntassero tre pistole per andar via da Roma, mbè allora sceglierei Milano che è un'altra grande città. Ci vado spesso per lavoro. Mi piace».
Abbiamo finito. È stata un'intervista con lo stampino?
«Assolutamente no».


Ultimo aggiornamento: Lunedì 6 Dicembre 2021, 05:01
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