Michela Greco
«Il bisogno di riconoscimento è tipico di questo momento

Michela Greco
«Il bisogno di riconoscimento è tipico di questo momento storico, ma pensare esisto solo se vengo riconosciuto è pericolosissimo». Lidia Vitale, attrice romana di talento ed esperienza che abbiamo visto ne I nostri ragazzi, in Suburra e in Romolo + Giuly - e che è stata protagonista del corto di Paolo Sorrentino Piccole avventure romane - ne è talmente convinta da averlo ribadito anche col suo lavoro. Nei giorni scorsi infatti è stata al RIFF - Rome Independent Film Festival con ben tre cortometraggi, uno dei quali - Soubrette di Marco Mingolla - racconta proprio l'ossessione dell'apparenza. Lo fa attraverso la storia di Barbara (Lidia Vitale, appunto), che aveva conosciuto la popolarità da ragazzina nei panni di Farfallina di un famoso programma tv, ma poi è finita nel dimenticatoio. Da adulta ha una nuova occasione per mostrarsi quando la cercano per un reality sui vip del passato.
Perché ha voluto interpretare questo ruolo?
«Mi intriga sempre partecipare alla scoperta di giovani registi, poterli sostenere col mio lavoro. In questo caso ero anche felice di lavorare con mia figlia Blu Yoshimi: mi piaceva l'idea che interpretasse me da piccola. E poi, naturalmente, c'era il tema: attualissimo».
Che pericoli vede nella smania di visibilità?
«Si cerca solo di apparire ma non si porta fuori la verità. In questo c'è un'esortazione a non approfondire, a restare in superficie. Il pericolo enorme che stiamo correndo è che svaniscano i veri rapporti intimi tra le persone. A questo concorre anche un nuovo approccio al lavoro dell'attore».
Cioè?
«In Italia non si insegna agli attori il lavoro sull'intimità e il risultato è che l'attore cerca la macchina da presa solo per mettere in scena l'esasperazione di se stesso. Le persone hanno paura di rivelarsi, e per gli attori questo è ancora più grave. Ormai molti pensano che basti diventare famosi coi social o i reality».
Bisogna rifuggire i social?
«No, dovremmo usarli con consapevolezza. Niente è demonizzabile, però. Grazie ai social, ad esempio, sanno dei miei corti anche a Los Angeles».
Ha scritto, prodotto e diretto un corto da regista, di che si tratta?
«Si intitola Tra fratelli, è ambientato nella periferia romana, a Montesacro negli anni 80, e racconta una triangolazione di tradimenti. È stato anche un bell'esperimento produttivo: tutti i caporeparto del progetto sono donne.
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Ultimo aggiornamento: Giovedì 22 Novembre 2018, 09:47
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