MEREDITH SENZA PACE

MEREDITH SENZA PACE

Enrico Chillè
Rudy Guede torna libero e ora «vorrebbe solo essere dimenticato». Al 34enne ivoriano, unico condannato per l'omicidio di Meredith Kercher, è stata concessa la liberazione anticipata di 45 giorni rispetto al fine pena, previsto per il 4 gennaio. L'uomo, che era stato condannato a 16 anni con il rito abbreviato, da circa un anno era in affidamento ai servizi sociali e ogni giorno usciva dal carcere di Viterbo: al mattino serviva come volontario alla mensa della Caritas e al pomeriggio si manteneva lavorando nella biblioteca del Centro studi criminologici.
La notizia della liberazione anticipata di Rudy Guede è stata accolta così da Francesco Maresca, legale della famiglia Kercher: «La pena rispetto a quanto commesso è stata molto bassa, soprattutto dal punto di vista morale, ma la legge parla chiaro». Anche Raffaele Sollecito, uno degli ex imputati, ha commentato la notizia con amarezza: «Non discuto la condanna, ma lui non si è mai pentito e ha tirato in mezzo me. Ho rischiato di finire in carcere per qualcosa che non avrei mai neanche immaginato di fare».
Diversa l'opinione del professor Claudio Mariani del Centro studi criminologici, che ha seguito Guede nell'ultimo anno: «Lui non è una star ed è giusto che ora cali il sipario, da questa storia emerge solo la dignità esemplare della famiglia di Meredith, una giovane vita spezzata in modo violento».
Meredith Kercher, 21enne studentessa londinese, a Perugia per l'Erasmus, fu sgozzata nella sua casa di via della Pergola il primo novembre 2007. Gli imputati per l'omicidio furono Rudy Guede, la coinquilina di Meredith, la statunitense Amanda Knox, e l'allora fidanzato Raffaele Sollecito. Questi ultimi furono condannati in primo grado, assolti in Appello e condannati dalla Corte d'Assise d'Appello di Firenze dopo che la Cassazione aveva annullato la loro assoluzione. La fine della travagliata vicenda penale arrivò solo nel 2015, con l'assoluzione da parte della Cassazione, in mancanza di prove certe e anche alla luce di numerosi errori e omissioni nelle indagini. Alla fine, l'unico condannato, in concorso con ignoti, fu proprio l'ivoriano che da oggi è un uomo libero.
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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 24 Novembre 2021, 05:01
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