Mario Fabbroni
«Non scherzate troppo se siete quotati in Borsa». È

Mario Fabbroni
«Non scherzate troppo se siete quotati in Borsa». È una delle minacce fatte dall'ultras juventino Salvatore Cava e contenute nelle 225mila telefonate intercettate dagli investigatori, che hanno deciso di far luce sui rapporti tra la società campione d'Italia e le frange più violente della tifoseria. Un'inchiesta clamorosa.
IN MANETTE. Dall'alba di ieri sono stati arrestati dodici tra i capi e i principali referenti dei gruppi Drughi, Tradizione-Antichi valori, Viking, Nucleo 1985 e Quelli... di via Filadelfia. Si tratta di Geraldo Mocciola (detto Dino, leader dei Drughi), Salvatore Cava, Domenico Scarano, Umberto Toia (ai vertici di Tradizione), Luca Pavarino, Sergio Genre. Per Fabio Trinchero, Giuseppe Franzo, Christina Fasoli, Roberto Drago sono stati disposti i domiciliari. Obbligo di dimora è stato disposto per Massimo Toia e Massimo Corrado Vitale. Geraldo Mocciola era già finito in carcere agli inizi degli anni 90 per l'omicidio di un carabiniere e recentemente era stato colpito dalla misura della sorveglianza speciale perché considerato dalla procura di Torino vicino agli ambienti che si resero responsabili di infiltrazioni della ndrangheta nella curva bianconera.
GLI STRISCIONISTI. «Siete proprio min...a, proprio dei pezzi di mer.. allora... allora, la mia richiesta adesso è 35 striscionisti: ce li dai?», urla il colonnello Salvatore Cava perdendo la calma quando Alberto Pairetto, anello di congiunzione tra la tifoseria e la società bianconera, spiega ai capi ultras che la Questura aveva vietato biglietti gratuiti er gli striscionisti.
CONTESTAZIONE A BONUCCI. Così scatta la ritorsione. Dagli spalti vengono minacciati cori razzisti per far punire disciplinarmente la Juventus, oppure viene organizzata la (finta) contestazione a Bonucci (appena passato al Milan). Obiettivo, sempre la società, che aveva infatti denunciato tutto e che ha collaborato alle indagini. Altra minaccia: «Saremo noi a chiamare Report (la trasmissione televisiva che agli ultras bianconeri aveva già dedicato una puntata, ndr) così vi rompiamo il culo».
INTIMIDAZIONI. Ma allo stadio era un inferno, tutto finiva sotto il controllo degli ultras. Minacciato ad esempio il gestore del bar per ottenere consumare gratis, mentre ai normali tifosi veniva impedito di cantare liberamente oppure di sedersi ai posti acquistati.
DASPO. Tutti gli indagati (sono 37) sono stati colpiti anche da provvedimento Daspo fino a un massimo di 10 anni.
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Martedì 17 Settembre 2019, 05:01
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