Luca Calboni
Sedici anni e otto mesi. Questa la condanna comminata a Claudio

Luca Calboni
Sedici anni e otto mesi. Questa la condanna comminata a Claudio

Luca Calboni
Sedici anni e otto mesi. Questa la condanna comminata a Claudio Pinti, l'autista di tir 35enne della provincia di Ancona, accusato di aver infettato volontariamente con il virus dell'Hiv sua moglie e la sua fidanzata. Pinti, dopo la denuncia della fidanzata, fu arrestato dalla Squadra Mobile di Ancona nel giugno dello scorso anno. La sentenza di primo grado è stata emessa ieri con il rito abbreviato dal gup del Tribunale marchigiano Paola Moscaroli.
Pinti, originario di Montecarotto (provincia di Ancona), era accusato di lesioni gravissime e omicidio volontario: sua moglie infatti, dopo aver contratto sessualmente il virus, ne morì. Un virus, quello dell'Hiv, che lo stesso autotrasportatore ha sempre rinnegato di avere: addirittura, quando gli agenti lo sottoposero alle analisi, certificando in maniera inequivocabile che fosse malato, lui cinicamente ha sempre rifiutato di ritenersi tale e di essere affetto dal virus.
Il gup del Tribunale di Ancona ha anche riconosciuto 525mila euro di provvisionali di risarcimento: 50mila andranno alla ex-fidanzata, che dopo aver contratto il virus si è rivolta alle autorità, 100mila andranno al padre, alla madre e alla figlia della moglie morta, 25mila alla sorella.
Secondo le indagini Claudio Pinti aveva scoperto di essere sieropositivo circa 11 anni prima, e si ipotizzò potessero essere anche duecento le partner sessuali che l'autotrasportatore avrebbe potuto odiosamente infettare a loro insaputa: l'uomo infatti, spesso lontano da casa per lavoro, aveva conosciuto moltissime donne via chat, facendo sesso con loro spesso senza alcuna precauzione.
riproduzione riservata ®

© RIPRODUZIONE RISERVATA