La Cassazione: 5 anni e 10 mesi per corruzione

Giammarco Oberto
Per tutti in Regione Lombardia Roberto Formigoni era il Celeste, lo stesso appellativo riservato agli imperatori cinesi. Un soprannome che dava l'idea del suo potere, esercitato per vent'anni alla guida della regione motore d'Italia. E dal cielo ieri è caduto.
Il botto è tremendo, perché dopo la sentenza della Cassazione, che nella tarda serata di ieri lo ha condannato a 5 anni e 10 mesi (con un leggero sconto di pena per prescrizione), per l'ex potentissimo governatore della Lombardia accusato di corruzione si apriranno già questa mattina le porte del carcere. Succederà non appena verrà trasmesso il dispositivo della sentenza della Cassazione al sostituto pg Antonio Lamanna, titolare del fascicolo. Che a quel punto emetterà l'ordine di esecuzione della pena. A meno che non sia lo stesso Formigoni a costituirsi spontaneamente.
La vicenda è quella dei fondi neri della Fondazione Maugeri di Pavia e del San Raffale. Formigoni, accusato di corruzione, è stato condannato in appello lo scorso settembre a sette anni e mezzo di carcere. La sua ultima chance per evitare la galera - misura prevista dalla nuova legge spazzacorrotti - era la Suprema Corte. Che invece ieri ha confermato le accuse dopo una camera di consiglio di poco più di tre ore. La requisitoria del pg della Cassazione Luigi Birritteri - che aveva chiesto la conferma della condanna d'appello, oltre all'interdizione perpetua dai pubblici uffici - era stata durissima. Il magistrato ha sottolineato «l'imponente baratto corruttivo» che ha caratterizzato il processo Maugeri-San Raffaele. Il pg ha ricordato che «questa vicenda riguarda un giro di circa 70 milioni di euro e sei milioni di utilità». Ovvero quelle che il governatore ha avuto - il condizionale ormai è superfluo - dal faccendiere della Regione Pierangelo Daccò, sotto forma di cene, viaggi, vacanze sullo yacht e perfino una mega villa in Sardegna. Un sistema andato avanti per anni, dal 2006 al 2012. I difensori ci hanno provato fino all'ultimo. «Si dice che Formigoni va in barca - è stata l'arringa del professor Franco Coppi - ma nessuno ha dimostrato la riconducibilità di un singolo atto della Regione a queste utilità». La Suprema Corte ha deciso diversamente.
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