James Perugia
«Appena Vincenzo Di Gennaro ha abbassato il finestrino,
Papantuono

James Perugia
«Appena Vincenzo Di Gennaro ha abbassato il finestrino, Papantuono

James Perugia
«Appena Vincenzo Di Gennaro ha abbassato il finestrino, Papantuono ha cominciato a sparare. Si è fermato solo quando il caricatore era vuoto». Una violenza feroce e senza motivo quella con cui il killer ha ucciso il 47enne maresciallo dei carabinieri a Cagnano Varano, in provincia di Foggia, e che viene ricostruita nelle parole del procuratore Ludovico Vaccaro. «Voleva impossessarsi anche delle pistole dei militari. Poi si è aggrappato allo sportello della loro auto ed è rimasto aggrappato fino a quando la macchina non ha svoltato a sinistra. A quel punto è caduto». E solo a quel punto si è fermato definitivamente. Di Gennaro è stato colpito all'addome e al torace e il collega più giovane, Pasquale Casertano, che ha riportato ferite lievi al braccio e al fianco, ha avuto la forza di guidare per qualche centinaio di metri verso la vicina sede del 118. Sperava di salvare la vita al collega, che però non ce l'ha fatta.
Ciò che lascia ancor più impotenti di fronte a tutta questa violenza, è la sua casualità. «Quest'omicidio è totalmente privo di motivazioni», secondo Vaccaro. Papantuono, il pregiudicato di 64 anni che ha fatto partire da una pistola calibro 9 i colpi che hanno ucciso il militare, aveva subito due controlli nei giorni precedenti: nel primo era stato trovato con alcune dosi di cocaina e pochi giorni dopo era stato fermato per possesso di un coltello. Condotto in caserma per il sequestro, era stato rilasciato. Aveva promesso: «Ve la farò pagare». Di Gennaro è diventato il bersaglio generico di una vendetta irrazionale contro le forze dell'ordine. Compiuta grazie a un'arma che non avrebbe dovuto essere nella disponibilità di Papantuono.
Le indagini proseguono e sono dirette, in particolare, ad accertare la provenienza della pistola. Secondo il procuratore infatti «circolano armi che non sono censite».
«Mi auguro che quello che ha ucciso il carabiniere di Foggia, mio coetaneo, passi il resto dei suoi giorni in galera lavorando dalla mattina alla sera. Troppo comodo stare in carcere a guardare la tv». Così Matteo Salvini alla convention laziale del partito. «Era un grande lavoratore. Amava la sua divisa ed era un servitore vero dello Stato», il ricordo del padre Luigi.
«Avevamo costruito una casa e stavamo progettando il matrimonio, ma già convivevamo... Ci volevamo molto bene». Dice tra le lacrime Stefania Gualana, compagna di Di Gennaro, il cui mondo è crollato sabato scorso. «Era un bravissimo ragazzo e sorrideva sempre, anche quando aveva difficoltà».
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Ultimo aggiornamento: Lunedì 15 Aprile 2019, 05:01
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