Ilaria Ravarino
BERLINO - Alla Berlinale, con il film La paranza dei bambini,

Ilaria Ravarino
BERLINO - Alla Berlinale, con il film La paranza dei bambini,

Ilaria Ravarino
BERLINO - Alla Berlinale, con il film La paranza dei bambini, il regista Claudio Giovannesi (foto) ha raccontato il destino tragico dei baby criminali.
Come può, un ragazzino, diventare un criminale?
«È esattamente la contraddizione di cui vive il mio film. Sono ragazzini che passano dal gioco alla guerra, dalla tenerezza alla ferocia. Impugnano le armi per la prima volte come giocattoli, con la spensieratezza del gioco. Sono solo adolescenti, devono ancora capire cosa sia il bene e cosa il male».
Cosa succede a chi compie quella scelta?
«Un ragazzino che a 15 anni vuole fare il boss non sa che sta facendo qualcosa che non ha a che fare con la sua età. E quando lo scopre è spesso troppo tardi. La scelta criminale di fatto comporta la rinuncia alle cose più belle dell'adolescenza, l'amicizia e l'amore. È a quel punto che inizia la caduta».
E le istituzioni?
«Ci sono dei luoghi in Italia, e non solo a Napoli, in cui lo Stato e le istituzioni sono lontane. Nel film abbiamo tradotto questa mancanza in metafora: l'assenza dei padri».
Il film li assolve o li perdona?
«La macchina da presa gli sta addosso senza giudicarli. Non penso che un film debba avere un impianto pedagogico: educare spetta alle istituzioni e alle famiglie».

Giovedì 14 Febbraio 2019, 05:01
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