Il supertestimone in aula stringe la mano a Ilaria Cucchi: «Perdoni il mio silenzio»

Ida Di Grazia
Una stretta di mano lunga dieci anni, poi finalmente le scuse di persona. È questo il tempo che ci è voluto perché la famiglia Cucchi ricevesse giustizia. Ieri il vicebrigadiere Francesco Tedesco - uno dei tre carabinieri imputati per omicidio preterintenzionale al termine dell'interrogatorio reso in aula davanti alla Corte d'Assise - dopo aver risposto alle domande delle parti, si è avvicinato alla sorella di Stefano Cucchi morto nell'ottobre del 2009, Ilaria, le ha stretto la mano per la prima volta e le ha detto «Mi dispiace».
La ricostruzione fatta in aula dal super teste durante la deposizione dell'8 aprile scorso ha aperto uno squarcio di luce su una vicenda piena di ombre, già allora Tedesco aveva chiesto scusa alla famiglia, ieri lo ha fatto di persona. Nella nuova udienza del processo bis ha chiamato in causa i suoi colleghi: «D'Alessandro e Di Bernardo ha detto Tedesco nella deposizione - si sono nascosti per dieci anni dietro le mie spalle. A differenza mia, non hanno mai dovuto affrontare un pm. L'unico ad avere delle le conseguenze ero io. In tutti questi anni l'unica persona che aveva da perdere qualcosa ero io, ero l'unico minacciato. Loro avevano l'aria di chi non sembrava essere particolarmente coinvolto. Cominciai a maturare la convinzione di dover parlare di ciò che sapevo il 30 luglio 2015, quando fui convocato dal pubblico ministero».
Nel corso delle prossime udienze Di Bernardo e D'Alessandro rilasceranno dichiarazioni spontanee e non risponderanno a nessuna domanda. A pochi giorni dal momento in cui la procura di Roma depositerà la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti degli otto carabinieri accusati dei depistaggi nel periodo che va dal 2009 al 2015, è stato reso noto che i tre agenti della Polizia penitenziaria, assolti in via definitiva, hanno depositato ieri un atto di nomina dei difensori al fine di costituirsi parte civile contro i rappresentanti dell'Arma indagati nella terza tranche dell'inchiesta. Atto propedeutico, questo, ad ottenere un risarcimento dei danni dai carabinieri indagati che dovessero eventualmente essere condannati. Ieri mattina anche la famiglia Cucchi ha conferito incarico ai propri legali, per costituirsi parte civile contro i carabinieri accusati dei depistaggi.
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Mercoledì 17 Aprile 2019, 05:01
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