«Ho ucciso quattro persone chiedo scusa ai familiari»

James Perugia
Finalmente ha vuotato il sacco. Il terrorista dei Pac Cesare Battisti, arrestato a gennaio dopo quasi 40 anni di latitanza, ha ammesso per la prima volta di essere responsabile dei 4 omicidi per cui è stato condannato, e anche delle gambizzazioni e delle rapine che gli sono state attribuite.
«Mi rendo conto del male che ho fatto e chiedo scusa ai familiari». Queste parole uscite dalla bocca del terrorista davanti al pm di Milano Alberto Nobili e alla dirigente dell'Antiterrorismo della Digos, Cristina Villa, nel carcere di Oristano, erano rimaste in sospeso 40 anni. Da quando furono brutalmente assassinati il maresciallo Antonio Santoro, l'agente della Digos Andrea Campagna, il gioielliere Pierluigi Torregiani e il commerciante Lino Sabbadin, tra il 1978 e il 1979. Battisti ha ammesso di essere stato l'esecutore materiale dei primi due omicidi, di aver fatto da palo quando è stato freddato Sabbadin e di essere stato mandante dell'omicidio Torregiani. «Le sue dichiarazioni rendono onore alla magistratura milanese e alle forze di polizia», dice il procuratore capo Francesco Greco. Per anni, infatti, c'è stato chi in Italia e all'estero ha continuato a dipingere Battisti come un perseguitato politico.
«Gli anni di piombo hanno ucciso il 68 - ha detto Battisti nella sua confessione - la lotta armata ha impedito lo sviluppo della rivoluzione culturale, sociale e politica nata nel 68». Il terrorista riconosce il fallimento della lotta armata, ma non si dissocia da quella che allora riteneva una «guerra giusta». Nobili ha precisato che Battisti «non ha voluto collaborare» e «non ha chiamato in causa altre persone», quindi tecnicamente «non è un pentito». Ha semplicemente voluto «fare chiarezza dando un giudizio critico del suo passato». Ma il timore dei familiari delle vittime è che queste dichiarazioni non siano un semplice atto liberatorio, o il tentativo di un anziano terrorista di fare pace con il suo passato. «Spero che non ammetta gli omicidi per altri motivi - ha detto Adriano Sabbadin, il figlio di Lino - magari per ottenere una indulgenza dai giudici che non merita».
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Martedì 26 Marzo 2019, 05:01
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