GIANFRANCO TURCHETTI - IL MEDICO CURANTE

Quando nasce il suo rapporto con Fellini?
«A Roma, a fine anni Settanta, gli fui consigliato da una mia paziente»
Che effetto le ha fatto incontrarlo la prima volta?
«Mi sono tremate le gambe. E pecco per difetto di descrizione»
Lei è un cinefilo?
«Dilettante, ma piuttosto esperto, però di fronte ad un genio come Fellini non potevo che prendere appunti. Era un genio rinascimentale, un personaggio la cui intelligenza si poteva palpare»
Pensa di averlo ispirato?
«Ispirato no, diciamo che avevamo grandi affinità elettive e che durate le nostre conversazioni e dialoghi qualche spunto, volontario o involontario, l'ha tratto. Non saprei dire cosa, lui prendeva e rielaborava. La presunzione di essere stato suo amico e complice l'ho avuta e la mantengo»
Che paziente era?
«Ligio, ma curiosissimo. Con lui era un rapporto di consenso informato ante litteram, era una discussione e condivisione di tutto, ad armi pari»
Un ricordo
«Come ho detto era molto curioso, la prima domanda che mi faceva, ogni mattina, al telefono era Gianfranchino cos'hai sognato? A volte ero costretto, con tutto rispetto, ad inventarmeli i sogni»
Quanto le manca?
«Da morire, un lutto che ancora non ho elaborato. La conversazione con Fellini era per me nutrimento dell'anima, mi risolveva momenti di conflittualità personale. In questo senso il medico era lui, mi risolveva tutto con un Ma per amor di dio, Gianfranchino!»
(S. Cig.)
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* Autore, con il giornalista Luciano Ragno, di Viaggio nell'ipertensione, amazon.it

Giovedì 16 Gennaio 2020, 05:01
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