GIANFRANCO ANGELUCCI - LO SCRITTORE E SCENEGGIATORE

Michela Greco
Il Centenario?
«È un appuntamento fondamentale per l'Italia intera, che ha l'occasione di ritrovare l'armonia intorno a un autore importante. Fellini non ha solo inventato una nuova visione del cinema, ma ha contribuito alla libertà civile delle persone. Non era un autore che guardava al suo ombelico, ha dato una testimonianza completa della sua epoca».
Gianfranco Angelucci, scrittore e giornalista è stato vicino per oltre 20 anni a Fellini (tra l'altro, ha co-sceneggiato Intervista) celebra il centenario con Glossario Felliniano 50 voci per raccontare Federico Fellini il genio italiano del cinema, in libreria dal 30 gennaio (Avagliano).
Con che spirito l'ha scritto?
«Dopo tanti libri sul suo cinema ho voluto creare uno strumento agile. Tutti pensano di conoscere bene Fellini, ma in realtà pochi si sono interessati a lui in modo meno superficiale. Io lo racconto in capitoli, 50 voci che spaziano dal cinema, alle donne, ai collaboratori, alla sua poetica, una per ogni settimana dell'anno. Penso di aver dato una lettura sincera e limpida di Fellini, in cui trovano posto magnificenze e contraddizioni».
Il momento con Fellini a cui è più legato?
«Tra i tanti, il primo incontro a Roma al Grand Hotel Plaza. Fellini era imponente e poteva incutere timore ma si rivelò subito dolcissimo. A me, ragazzo che incontrava per la prima volta, disse subito resta a pranzo con me, si mangia bene, fanno i cappelletti in brodo. E io, che mi stavo laureando su di lui, gli chiesi perché in quegli anni, il 68 e 69 in cui il mondo era in fiamme, lui si rifugiava in un soggetto del passato con Satyricon. Mi disse ognuno fa ciò che sa fare. Se tutti facessero ciò che sanno fare il meglio possibile non avremmo più problemi.
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Giovedì 16 Gennaio 2020, 05:01
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