Emilio Orlando
Una madre di 23 anni che urla disperata, con in braccio la figlia

Emilio Orlando
Una madre di 23 anni che urla disperata, con in braccio la figlia

Emilio Orlando
Una madre di 23 anni che urla disperata, con in braccio la figlia di appena ventidue mesi, moribonda e tumefatta in volto, con lividi e segni di morsi su tutto il corpo: la giovane dà in escandescenza in via Achille Grandi, davanti all'ospedale ormai dismesso di Genzano.
Non sapeva che da tempo, il nosocomio era stato chiuso e trasferito nel nuovo polo ospedaliero di Ariccia. Lo strazio della giovane madre, livida e sanguinante in viso anch'ella, il pianto ed i singhiozzi disperati dovuti dalla piccola che non dava segni di vita, non sono sfuggiti ad una guardia giurata ancora in servizio nella struttura che ha subito soccorso le due e chiamato la polizia.
La corsa disperata verso il pronto soccorso con la scorta della volante del commissariato, hanno portato alla luce l'orrore di quello che poco prima era accaduto in una casa fatiscente di via Roma, dove la mamma vive in condizioni di estremo disagio con il compagno ed altri tre figli. I medici si accorgono subito della gravità delle lesioni che la piccola riporta e decidono di trasferirla con l'eliambulanza del 118 al Bambin Gesù. Nel frattempo V. N., madre della gemella, denuncia agli agenti che il suo convivente Federico Zeoli, un venticinquenne originario di Vinchiaturo, in provincia di Campobasso, conosciuto da poco, aveva picchiato violentemente la bambina per farla smettere di piangere. L'uomo, noto alle forze dell'ordine per stalking e lesioni, quando la compagna era uscita per accudire il padre malato, che vive lì vicino, ha sbattuto la piccola in terra prendendola a calci e pugni davanti agli altri figli della donna.
La grave situazione di degrado e disagio, dove i figli erano spesso sporchi e denutriti era già stata segnalata ai servizi sociali del comune. Zeoli non era nuovo a queste forme di violenza: pare che già in un'altra occasione si fosse scagliato contro la piccola, perché infastidito dal fatto che piangeva. Questa versione trova conferma nel referto medico, che certifica altre ecchimosi procurate in epoca passata rispetto a quelle di mercoledì sera. «È stato un raptus, non volevo», così si è giustificato Federico Zeoli con gli inquirenti prima di essere sbattuto nel carcere di Velletri. La tragedia ricorda quella avvenuta in Campania, a Cardito, dove Giuseppe, un bambino di sette anni, è morto dopo che il fidanzato della madre lo ha preso a bastonate.
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Venerdì 15 Febbraio 2019, 05:01
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