È tutta colpa di quel laziale di mio padre. Io, romanista, sono cresciuto con

È tutta colpa di quel laziale di mio padre. Io, romanista, sono cresciuto con un padre sordo e laziale che mi ha sempre insegnato che prima di tutto viene la bellezza del calcio, poi viene il tifo. Che se vince l'altra squadra non è un dramma. Che non esistono nemici, ma avversari. Che alla fine la cosa che conta è vedere la partita insieme e abbracciarci davanti ad un bel goal.
E oggi, ormai quarantatreenne, mi ritrovo a vivere la politica allo stesso modo. Anche io ho le mie idee, ma se proprio devo tifare, se proprio devo essere di parte, parteggio per il mio Paese. Non è superficialità, è il regalo più grande di mio padre. Ed è questo stile che, oggi, da padre, voglio insegnare ai miei figli. Uno sguardo diverso sul mondo, che prova a mettere al centro non tanto l'interesse di parte, quanto il bene comune. Faticoso? Tantissimo. Quanto sarebbe più facile fare il tifoso, seguire un binario prestabilito, guardare la realtà con gli stessi occhialetti di sempre. Ma un figlio fa domande complesse e le risposte non possono che essere complesse. Come la vita.
occhidipadre@leggo.it
Ultimo aggiornamento: Friday 5 June 2020, 08:30
© RIPRODUZIONE RISERVATA