Domenico Zurlo L'ambasciatore italiano in Congo, Luca Attanasio, e un giovane

Domenico Zurlo
L'ambasciatore italiano in Congo, Luca Attanasio, e un giovane

Domenico Zurlo
L'ambasciatore italiano in Congo, Luca Attanasio, e un giovane carabiniere della sua scorta, Vittorio Iacovacci, sono morti in un attacco avvenuto ieri nell'est del Paese, insieme al loro autista Mustapha Milambo. Una vera e propria imboscata finita in tragedia, probabilmente a scopo di sequestro, in uno dei Paesi più pericolosi al mondo: Attanasio era a bordo di un convoglio di due vetture del Programma alimentare mondiale dell'Onu, che da Goma era diretto a Rutshuru, dove l'ambasciatore doveva visitare un programma di distribuzione di cibo nelle scuole promosso dal Pam, agenzia Premio Nobel nel 2020.
Intorno alle 10.15 locali (le 9.15 in Italia) le due auto sono state fermate dagli assalitori, che hanno ucciso l'autista e portato i due italiani nella foresta. A quel punto, secondo le prime ricostruzioni delle autorità locali, sarebbero intervenuti i ranger coadiuvati dall'esercito congolese: ne è seguito un conflitto a fuoco che ha visto la morte del carabiniere e il ferimento del diplomatico, trasportato subito all'ospedale di Goma dove non c'è stato però nulla da fare. La Farnesina ha chiesto all'Onu un report dettagliato sull'attacco, per fare luce sulla vicenda su cui anche la Procura di Roma ha già aperto un'inchiesta. Il governo di Kinshasa punta il dito contro le Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr), ribelli di etnia Hutu conosciuti per il genocidio proprio in Ruanda nel '94, e che spadroneggiano nella zona dell'agguato, il Nord Kivu, da anni teatro di scontri violentissimi tra decine di gruppi ribelli che si contendono il controllo del territorio e - soprattutto - delle sue risorse naturali. Il Congo è infatti tra i primi produttori di cobalto, metallo fondamentale per la produzione di telefonini e auto elettriche.
Attanasio aveva 43 anni, lascia moglie e tre bimbe piccole ed era uno dei più giovani e stimati diplomatici italiani nel mondo: nel 2020 aveva ricevuto il Premio Internazionale Nassiriya per la Pace «per il suo impegno volto alla salvaguardia della pace tra i popoli». Un riconoscimento ottenuto assieme alla moglie di origine marocchina Zakia Seddiki, fondatrice e presidente dell'associazione umanitaria Mama Sofia, che in Congo a aiuta migliaia di madri e bambine di strada, e di cui lui stesso faceva parte.
Il carabiniere Iacovacci, 31 anni da compiere tra poche settimane e nell'Arma dal 2016, stava invece per rientrare in Italia, e aveva in programma di sposare la fidanzata il prossimo giugno: a piangerlo i genitori e la sorella, che hanno saputo della sua morte dai media e non hanno avuto la forza di parlare. «Era un ragazzo indescrivibile, pieno di vita, era orgoglioso di quello che faceva», lo descrive uno zio.
riproduzione riservata ®


Ultimo aggiornamento: Martedì 23 Febbraio 2021, 05:01
© RIPRODUZIONE RISERVATA