Diversità e inclusione sono le parole chiave della Fashion Week di New York,

Diversità e inclusione sono le parole chiave della Fashion Week di New York, che ha messo in fila collezioni maschili e poi femminili e si è chiusa la settimana scorsa.
E se c'è da registrare l'esodo di grandi griffe (da Calvin Klein a Victoria Beckham, fino a Tommy Hilfige) la kermesse ha mandato messaggi sociali ben chiari: moda liquida e contro gli stereotipi. Come la sfilata del sudafricano Lukhanyo Mdingi, in prima linea contro il razzismo fino alla manifestazione, quella di No Sesso, il primo brand transgender. La label proveniente dalla Città degli Angeli e diretta da Pierre Davis e Arin Hayes, ha presentato una collezione che parla di genere liquido. Tom Ford, tra le affezionate alla Grande Mela, ha proposto una sfilata co-ed dai richiami agli anni 90, in cui le linee sono fluide e semplici. Le forme sono talvolta più segnate e talvolta più oversize, sempre all'insegna del comfort. Eleganza che gioca sul terreno dei contrasti tra il nero, il bianco e l'oro per Ralph Lauren che presenta la sua collezione nel suggestivo Ralph's Bar, sulla quinta strada. Palm Angels firmata Francesco Ragazzi sceglie felpe e sahariane, mini e pantaloni cargo per un streetwear made in Italy. «Voglio portare a New York un energia nuova», ha spiegato il designer.
Ha chiuso la kermesse Marc Jacobs proponendo una collezione sofisticata e intensa, che gioca con volumi e texture.(A.Vil.)
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