Campagna: «Vuole solo sconti di pena»

Giammarco Oberto
«Ah, adesso che sta in carcere Battisti ci chiede scusa? Mi sembra fuori luogo. Per me è il suo avvocato che lo sta consigliando per avere riduzioni di pena».
Maurizio Campagna ne è certo: la confessione del terrorista dei Pac è tutta una strategia. Suo fratello Andrea è l'agente della Digos che cadde sotto i colpi sparati dallo stesso Battisti - lo ha confessato ora, 40 anni dopo - la mattina del 19 aprile 1978, a Milano.
«Non sono scuse veritiere, le sue. L'unica cosa che pensa di ottenere è avere quelle riduzioni che hanno ottenuto tanti terroristi, compresi i componenti dei Pac. Quella combattuta negli anni di piombo era una guerra, ha detto Battisti ai magistrati che lo hanno interrogato in carcere a Oristano. E questo a Maurizio Campagna proprio non va giù: «Una guerra? Sparare alle spalle a un ragazzo di 24 anni come mio fratello era una guerra? Per me non era neppure terrorismo, ma pura vigliaccheria». E quindi le scuse sono respinte al mittente: «Se proprio doveva fare delle scuse, dovevano essere fatte molto tempo prima, non ora che lo hanno riportato in Italia. È dal 2004 che Battisti continuava a ripetere che era innocente e che lui quegli omicidi non li aveva commessi. Negava e ci derideva, mentre noi eravamo certi che fosse stato lui a uccidere Andrea: un testimone lo aveva riconosciuto dalle foto segnaletiche». «Se proprio qualcuno deve chiedere scusa - è l'amara riflessione di Campagna - sono l'ex presidente brasiliano Lula e gli altri che hanno protetto la sua latitanza».
riproduzione riservata ®

© RIPRODUZIONE RISERVATA