Battisti, in isolamento 6 mesi

Battisti, in isolamento 6 mesi

Mario Fabbroni
Due sole telefonate, entrambe in Italia: una alla figlia e una al fratello. E poi un atteggiamento remissivo, tipico di una persone consapevole «di essere arrivato al capolinea della storia». È quanto ha fatto Cesare Battisti, secondo quanto si apprende da fonti investigative, subito dopo l'arresto in Bolivia e prima di essere caricato sul volo che lo ha riportato in Italia.
L'esponente dei Pac (Proletari armati per comunismo), durante le ore che hanno preceduto la partenza, è rimasto seduto per 2 ore su una sedia e non ha chiesto nulla, neanche una bottiglia d'acqua. Una volta sull'aereo ha poi intervallato momenti di sonno a passaggi per ricostruire la sua fuga.
Il volo, quindi l'atterraggio all'aeroporto romano di Ciampino: qui, quando si sono aperti i portelloni del velivolo, i familiari di molte vittime e lo stesso Battisti hanno capito che la fuga era davvero finita. Tanto che le prime parole del terrorista in terra italiana sono state proprio queste: «Ora ho capito che andrò davvero in galera».
Eppure, una volta a terra, il pluricondannato in contumacia ride ancora. Come nelle tante foto dove finora sembrava prendersi apertamente gioco dell'Italia e dei suoi vari governi che inutilmente hanno provato a riportarlo nelle patrie galere.
Ma Battisti non finisce a Rebibbia. A sorpresa, una volta sceso dall'aereo senza manette ai polsi, il terrorista va subito via su un'auto della polizia. Più tardi il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, conferma: «Battisti sconta da subito l'ergastolo ma nel carcere di massima sicurezza di Oristano, in Sardegna». Un penitenziario dal quale finora non è mai evaso nessuno.
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