Alessandra Severini
L'analisi costi-benefici della Tav non convince l'Europa.

Alessandra Severini
L'analisi costi-benefici della Tav non convince l'Europa. E che sull'alta velocità Torino-Lione non sia ancora detta l'ultima parola lo conferma il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che annuncia per le prossime settimane una decisione del governo che «non sarà condizionata da posizioni preconcette, ma interamente mirata a realizzare l'interesse generale».
La Tav continua a essere però una frattura profonda all'interno della maggioranza, con la Lega decisa a sostenere la realizzazione dell'opera: «Nel contratto di governo non c'è scritto no alla Tav e di conseguenza per modificare questa posizione è necessario un nuovo patto», dice il ministro leghista dell'agricoltura Gian Marco Centinaio. E se Conte difende l'analisi dei tecnici definendola «trasparente e non di parte», il sottosegretario ai Trasporti, Armando Siri tiene a sottolineare: «Non mi risulta che l'Italia abbia detto di no. Mi risulta che ci sia stata un'analisi costi/benefici su cui il governo dovrà discutere. La sintesi di contesto la fa il governo, non la fanno i tecnici».
Trovare questa sintesi però potrebbe essere molto complicato. Se l'Italia non vuole perdere i fondi europei dovrà comunque darsi una mossa. La prima scadenza è a giugno (quindi dopo le elezioni europee) quando è previsto il check-up dei progetti Ue finanziati con i fondi Cef, in cui rientra la Tav. Ma la vera deadline è la fine del 2019, perché la redistribuzione dei fondi scatta legalmente a fine anno.
La Commissione europea intanto ha preso una posizione chiara sottolineando che una nuova analisi costi-benefici non era necessaria, poiché il progetto Torino-Lione e i relativi fondi erano già stati autorizzati sulla base del dossier presentato da Italia e Francia nel 2015. Ora la nuova analisi fortemente voluta dai 5 stelle è sul tavolo della Commissione che ha annunciato l'intenzione di chiedere «dei chiarimenti all'Italia». I tecnici che hanno redatto la relazione assicurano di aver condotto un'analisi neutrale. «Non c'è stato alcun atteggiamento ideologico», ha detto il professor Marco Guido Ponti, che era alla guida del gruppo di lavoro. Ponti ha riconosciuto che «l'analisi è manipolabile e non è perfetta», ma ha anche sottolineato che «è sicuramente lo strumento migliore».
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