Raffinato, inclassificabile, instancabile ricercatore solitariocercatore.
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Raffinato, inclassificabile, instancabile ricercatore solitariocercatore.
È aperta fino al 6 ottobre al Museo del 900 la mostra che fa conoscere ai milanesi il concittadino Remo Bianco. Le impronte della memoria. Le oltre 70 opere esposte ripercorrono le fasi della ricerca dell'artista (1922-1988). Nella Milano del boom economico, il giovane Bianco conosce e frequenta il pittore Filippo de Pisis che resterà per sempre un punto di riferimento. Dopo il viaggio in America dove conosce Pollock, negli anni 50 frequenta a Milano i giovani spazialisti e gli esponenti del movimento nucleare. In mostra tutte le tipologie di opere prodotte nell'arco di un quarantennio: dalle prime Impronte, calchi in gesso, cartone pressato o gomma ricavate dai segni lasciati, da un'auto o da tracce di oggetti comuni; ai Sacchettini, assemblaggi di oggetti di poco valore (monete, conchiglie, piccoli giocattoli, frammenti) in sacchetti di plastica fissati su legno in una disposizione regolare e appesi come un quadro tradizionale. Dalle opere tridimensionali alla serie dei Collages. Fino all'incontro con Marina Abramovic, negli anni 70: «Bianco era troppo in anticipo per il suo tempo».(P.Pas.)

Martedì 16 Luglio 2019, 05:01
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