Ferrucio Gattuso
Il simbolo di Chorus Line è un cilindro dorato ma, a ben

Ferrucio Gattuso
Il simbolo di Chorus Line è un cilindro dorato ma, a ben vedere, dietro quell'icona dovremmo vederci una corona. Lo hanno infatti chiamato il Re dei Musical per più di un motivo. Uno è questo: 9 Tony Award e persino un premio Pulitzer per la drammaturgia, successo teatrale dal 1975 e celebre film con Michael Douglas protagonista nel 1985. Un altro motivo lo spiega bene Chiara Noschese, regista e adattatrice dell'ultima versione italiana dello spettacolo in arrivo al Teatro Nazionale da oggi al 10 marzo: «La storia è quella di una lunga serie di audizioni che un gruppo di perfomer deve superare davanti a un implacabile regista, per conquistarsi il posto nella fila di ballerini e artisti di uno show a Broadway. Questi giovani uomini e donne devono eccellere in quella che chiamo la tripla minaccia: ballo, canto e recitazione». Ecco il segreto di Chorus Line: «Sa parlare a chi ama il musical, a chi fa musical ma anche, in metafora, a tutti gli esseri umani. Perché ognuno di noi, nella vita, lottiamo per sentirci all'altezza in una determinata situazione. Fare le audizioni per Chorus Line, infine, è stato come anticiparne la messa in scena: ho selezionato un cast di ottimi perfomer, tra veterani come Riccardo Sinisi e l'ex Mary Poppins Federica Basso, e giovani promesse».
Senza contare che, tra coreografie divenute di culto e storie individuali dei vari provinanti, il meccanismo di questo musical - concepito dal coreografo Michael Bennet su su musiche e testi di Marvin Hamlsich e Edward Kleban - è senza tempo: i giovani ci possono vedere le sfide ed eliminazioni di tanti talent show televisivi. «Ho evitato di inserire riferimenti cronologici nel testo. Per due anni ho lavorato al testo e alle liriche: in alcuni momenti ci sono parti concertate a diciannove voci. È un'opera corale prodigiosa».
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