Angela Calzoni
Ancora una volta i familiari degli operai morti dopo aver respirato

Angela Calzoni
Ancora una volta i familiari degli operai morti dopo aver respirato per anni polvere di amianto non hanno ottenuto un riconoscimento per i loro cari. Ancora una volta il Tribunale ha ritenuto che non ci sia un legame diretto tra i decessi di 15 lavoratori, impiegati tra la metà degli anni 70 e la metà degli anni 90 all'Alfa Romeo di Arese, e la sostanza tossica.
La ragione l'ha messa nero su bianco il giudice Paolo Braggion, che il 15 giugno ha assolto con formula piena Paolo Cantarella e Giorgio Garuzzo, ex vertici di Fiat Auto, e altri 3 ex manager Alfa e Lancia, accusati di omicidio colposo. Non è stato «possibile accertare - si legge nelle motivazioni della sentenza depositate ieri - se l'amianto abbia effettivamente causato i decessi per tumore polmonare o mesotelioma pleurico di 15 lavoratori che in quella fabbrica hanno prestato per molti anni la loro attività, né a chi siano attribuibili tali decessi». Una posizione non nuova per i giudici milanesi, che recentemente hanno assolto i manager di altri gruppi, come Pirelli, Ansaldo, Breda e Enel, finiti al centro di processi legati alla morte di alcuni operai. Per il giudice non è stato provato «oltre ogni ragionevole dubbio» che gli operai siano «stati esposti indirettamente all'amianto nello stabilimento di Arese» invece che in «altre esperienze extralavorative» o in altre fabbriche dove lavoravano prima.
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Martedì 5 Settembre 2017, 05:00