A Roma tavolini semivuoti e uno chef su due non riparte
di Lorenzo De Cicco

Virus, Roma: tavolini semivuoti e uno chef su due non è ripartito

«Settanta giorni, aaaah....». Ombretta, classe ‘42, rimette la tazza dell’espresso al centro del piattino, bar “Al Sipario”, poco più in là del teatro Sistina, nel cuore del Tridentino romano. Il teatro dei musical, ancora chiuso. Ma il bar no. «Prima tappa, poi viene il resto. Così dovrebbe cominciare una giornata, no?», dice lei che le giornate, da un caffè all’altro, le ha contate e ora può finalmente gustarsi il primo sorso dalla chicchera bollente, ritrovata. Pronti via, le caffetterie hanno riacceso le macchine ieri mattina: in tutta Italia l’80% dei bar ha rialzato le serrande e riavvitato i portafiltri, così ha calcolato la Confesercenti-Fiepet (federazione italiana esercenti pubblici e turistici). Anche se secondo le stime dell’organizzazione, i clienti sono ancora pochi e gli incassi sono il 25% di un giorno normale, pre-Covid. E infatti, con qualche eccezione (vedi una gelateria di Casal Palocco a Roma, chiusa ieri sera per assembramento), mantenere le distanze non è stato quasi mai complicato.

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E pure per quanto riguarda guanti e mascherine, chi ha riaperto sembra essersi attrezzato, con tanto di gel sul bancone a portata di spruzzo. Per i bar, era più facile, dicono gli addetti ai lavori. Per i ristoranti no: le regole erano di più. E quindi servirà più tempo. «In Italia finora ha riaperto il 45% dei ristoranti - dice Claudio Pica, vice-presidente nazionale Fiepet Confesercenti - ma a Roma è rimasto chiuso il 65%, mentre i bar all’80% erano aperti, nella Capitale. Soffrono soprattutto le grandi città, abituate alle folle dei turisti e agli uffici attivi pieno ritmo». Va così anche a Firenze (30% di ristoranti aperti e 60% di bar) e a Napoli (il 40% di ristoranti si è riattivato e il 60% delle caffetterie). Nel centro storico di Roma, secondo altre stime, 9 ristoranti su 10 non riapriranno subito.
 
 


REBUS POSTI A TAVOLA
Non tutti sono riusciti ad attrezzarsi con le distanze tra i tavoli o con le barriere di plexiglass da montare per rosicchiare qualche centimetro. «E in tanti - riprende sempre Pica della Confesercenti - non hanno capito chi si può far sedere vicino, senza che stia lontano un metro. I famigliari? I congiunti, solo conviventi? E con gli affetti stabili come ci comportiamo?». Aggiungi un posto a tavola, che c’è un congiunto in più? «Aspettiamo le faq», le domande & risposte del governo (o delle Regioni). Due ristoranti su 10, nel Lazio, stanno pensando di acquistare il termoscanner, per misurare la temperatura ai clienti prima di pranzi e cene. Così potranno incollare alla porta d’ingresso la vetrofania “Covid free”, il bollino di sicurezza elargito dalla Pisana.

STRISCE FAI-DA-TE
Non tutto fila liscio, comunque, nel primo giorno di caffè e piatti serviti al tavolo. Nonostante la penuria di clienti in giro, a qualcuno viene già voglia di allargarsi su strade e marciapiedi. Anche se la sindaca Virginia Raggi non ha ancora sfornato l’ordinanza che dovrebbe concedere fino al 50% degli spazi all’aperto in più, pure alle librerie. Ieri per esempio a largo dei Librari, dietro Campo de’ fiori, un bar aveva già spennellato sui sampietrini strane strisce bianche, come per delimitare le nuove zone per i dehors. «Servono regole», si lamenta un residente, Marco Carella. Polemiche a parte, per molti tornare al bancone è stato un piacere.

«Con l’asporto le cose non funzionavano, non siamo in America, la gente vuole il caffè qui», dice Eleonora Ferrari, 35 anni, e batte la mano (foderata dal guanto) sul bancone del bar di via Festo Avieno, alla Balduina. I clienti quindi si aspettano, anche se non arrivano a frotte, come prima. Succede ai Navigli di Milano come sul lungomare di Napoli. «Oggi abbiamo aperto anche un po’ per curiosità - racconta Antonio Parente, 59 anni, da 35 al Papalino, trattoria di Borgo Pio famosa per la spigola al guazzetto - È l’una, di solito c’era la lotta per trovare un tavolo. Invece abbiamo dimezzato i coperti, ma guardi: zero clienti. Ma in qualche modo tocca ricominciare, anche da zero».
Ultimo aggiornamento: Martedì 19 Maggio 2020, 11:59
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