Ignazio Marino: «Sentenza politica sotto elezioni, queste accuse sono un’assurdità»
di Michela Allegri e Fabio Rossi

Ignazio Marino: «Sentenza politica sotto elezioni, queste accuse sono un’assurdità»

Esce dall’aula di tribunale senza rilasciare dichiarazioni. Cammina a passo svelto e alle cinque di pomeriggio abbandona piazzale Clodio e si barrica nello studio del suo avvocato a Prati, per mettere a punto una nuova strategia difensiva, in vista della battaglia in Cassazione.

In serata, l’ex sindaco Ignazio Marino esce dallo studio del professore Enzo Musco, sale su un taxi e torna a casa. Alle 19,40, davanti all’edificio nel centro storico della Capitale dove abita, l’ultimo amaro commento, prima di chiudersi il portone alle spalle e restare con i suoi pensieri: «Sono una persona onesta, nella mia coscienza so di esserlo - dice il chirurgo - Non mi aspettavo questa sentenza, è un errore». Che tenterà di rovesciare, insieme ai suoi legali, davanti agli ermellini di piazza Cavour.

Poi, una volta superate le emozioni del momento, arriva lo sfogo con i suoi più fidati collaboratori, che gli sono rimasti vicino anche in questo momento di grande difficoltà: «Mi è stato imputato persino lo scontrino della cena con Anne Hidalgo (sindaco di Parigi, ndr) - sbotta l’ex inquilino di Palazzo Senatorio - Più che un’inchiesta è stata una vera e propria persecuzione e ora è arrivata una condanna che mi sembra più che altro politica, guarda caso alla vigilia delle elezioni».

Una condanna che, come spiegano i suoi, «lo allontanerà ancor di più dall’Italia», dopo la traumatica conclusione della sua esperienza in Campidoglio - con le dimissioni contemporanee di 25 consiglieri comunali - nata proprio dall’esplosione dello scontrino-gate. Che nel giro di poche settimane mise la parola fine, nell’autunno del 2015, a una consiliatura iniziata appena due anni prima.

Professor Marino, come commenta questa sentenza di secondo grado?
«È una sentenza politica, una condanna politica. Infatti non dobbiamo dimenticare che tutta questa vicenda è nata dalla politica, da due esposti delle opposizioni. E ora arriva questa decisione nel momento in cui si avvicinano due importanti scadenze elettorali per il Paese e per la Regione Lazio. Ovviamente sono dispiaciuto».

Se lo aspettava, o pensava che ci sarebbe stata la conferma dell’assoluzione di primo grado?
«È stata una decisione totalmente inaspettata. Nessuno pensava che sarebbe arrivata una condanna, nessuno lo avrebbe mai immaginato. Per capire il ragionamento dei giudici dovremo aspettare di leggere le motivazioni della sentenza, ma posso già dire che mi sono state contestate circostanze che rasentano l’assurdo. Questa inchiesta è stata praticamente una persecuzione».

A cosa si riferisce, in particolare?
«Alle contestazioni che mi vengono mosse. Perché è davvero assurdo pensare che le cene istituzionali del sindaco della Capitale d’Italia vengano considerate praticamente in massa un atto di peculato».

Cosa intende dire?
«È come se i giudici avessero ritenuto che in tutti i mesi di mandato come primo cittadino, 28 in tutto, io abbia organizzato solo cene private e nessun incontro di rappresentanza. Non è credibile».

Come si sente?
«Ovviamente sono molto amareggiato, ma sono anche tranquillo, perché so di non avere mai speso soldi pubblici per fini privati. Leggeremo le motivazioni e poi decideremo come procedere (anche se la scelta di andare in Cassazione è stata già presa, ndr)».

A questo punto con l’attività politica ha chiuso definitivamente?
«Posso solo dire che da due anni ho ripreso la mia attività di medico».

Cosa pensa, da ex sindaco, dell’attuale amministrazione capitolina?
«Su questo punto preferisco non commentare».
 
Ultimo aggiornamento: Venerdì 12 Gennaio 2018, 02:17
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