VAL DI ZOLDO «Siamo amici di Federico venuti fin quassù per aiutare

VAL DI ZOLDO
«Siamo amici di Federico venuti fin quassù per aiutare

VAL DI ZOLDO
«Siamo amici di Federico venuti fin quassù per aiutare nelle ricerche. Ci abbiamo provato in tutti i modi ma le celle telefoniche sono gigantesche. A Milano l'avremmo trovato in 10 minuti». Marco Giacomassi è un ingegnere informatico che fa parte del team di nerd del computer che in modo del tutto volontario ha deciso di raggiungere la Val di Zoldo per dare il proprio contributo. Ma è anche un amico, nonché vicino di casa a Milano, di Federico Lugato. Il 39enne di origine mestrina è scomparso ormai da nove giorni dopo essere uscito per una passeggiata di poche ore. Da quel momento si è messa in moto una macchina gigantesca composta da soccorritori e quasi 200 volontari con un unico obiettivo: trovare Federico. «Abbiamo fatto ipotesi di tutti i tipi spiega Giacomassi Quando siamo arrivati qui a Zoldo volevamo fare di tutto per trovarlo ma ora non sappiamo più cosa pensare».
APERTI I VARI ACCOUNT
La squadra di tecnici informatici lavora in modo autonomo ma a fine giornata si confronta con le unità operative e tecnologiche delle forze di polizia per aggiornarle su eventuali novità. Il primo passo è stato quello di accedere al mondo virtuale di Federico. «Grazie all'autorizzazione e all'aiuto di Elena continua abbiamo aperto tutti i suoi account legati alle applicazioni che aveva scaricato per trovare tracce che ci indicassero la sua posizione. Poi abbiamo scritto direttamente agli sviluppatori delle applicazioni che potevano avere qualche informazione in più». Giovedì 26 agosto Federico ha parcheggiato l'auto a Pralongo verso le 9 del mattino. Alcune telecamere hanno ripreso il suo passaggio a Forno di Zoldo verso le 8.50. È l'unico dato certo, oltre all'auto lasciata in parcheggio. Poi è un grande mistero. La geolocalizzazione infatti era spenta e Federico non aveva con sé strumenti o dispositivi gps.
PIÙ DOMANDE CHE RISPOSTE
«Abbiamo fatto delle speculazioni sulla copertura delle celle racconta Giacomassi Grazie a dei software geografici abbiamo cercato di generare idee e ipotesi di tracciabilità per circoscrivere l'area di ricerca ma senza risultati. Ora stiamo vagliando tutto quello che manca da vagliare e se devo essere sincero abbiamo un po' finito le cartucce. È un bel rebus. Ci sono più domande che risposte». Si continuano a cercare anche persone che possano averlo visto quel giorno. Nel parcheggio dove Federico ha lasciato l'auto c'era un camper con targa spagnola. Le forze di polizia sono riuscite a rintracciare il proprietario del mezzo ma invano. Stesso esito per i 4 amici trentini che avevano raggiunto il bivacco Angelini: nessuno l'ha visto.
BRAVI I SOCCORRITORI
«Devo ammettere conclude Giacomassi che i soccorritori hanno dispiegato una potenza notevole, sia in termini quantitativi che qualitativi. È da una settimana che sono qui, ho visto competenza e capacità che non mi aspettavo di trovare. Purtroppo non basta».
LE AREE SETACCIATE
Ieri mattina una settantina di persone tra Soccorso alpino, Guardia di finanzia, vigili del fuoco, Protezione civile e i volontari che hanno risposto agli appelli della moglie Elena - si sono distribuite lungo le aree che il Centro mobile di coordinamento delle operazioni ha affidato a ciascuno. È stata perlustrata la parte bassa della Val Prampera verso Forno di Zoldo, da Casera di Mezzodì verso l'abitato e da sopra il Rifugio Sora 'l Sass verso il basso. I droni hanno sorvolato le rocce che si trovano sotto al rifugio spostandosi poi nell'area del Castel de Moschesin, dove nei giorni scorsi anche l'elicottero aveva effettuato delle perlustrazioni. L'esito è stato negativo. Le ricerche ripartiranno oggi con ritrovo al campo base di Pralongo e dovrebbero terminare domani sera. Lunedì ci sarà un secondo incontro in Prefettura in cui si deciderà se e come proseguire le operazioni.
Davide Piol
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Ultimo aggiornamento: Sabato 4 Settembre 2021, 05:03
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