Variante Delta, il piano del Veneto: controlli e test anche ai vicini di casa
di Angela Pederiva

Variante Delta, ecco il piano del Veneto. Controlli a tappeto: test anche ai vicini di casa

Il documento era stato annunciato un mese fa, ma ora è nero su bianco. E, soprattutto, esiste nei fatti: si tratta della «Strategia per il rafforzamento dell'offerta vaccinale nel contesto dei focolai causati da variant of concern (voc) di Sars-CoV-2», cioè del piano con cui la Regione punta a contenere i danni della Delta, attraverso una serie di misure molto stringenti attorno ai casi di contagio causati appunto dall'ormai predominante variante di preoccupazione indiana, tanto da coinvolgere a vario titolo il condominio, il quartiere e il distretto di residenza del positivo. Il testo è stato pubblicato sul Bur venerdì, proprio nel giorno in cui l'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie ha annunciato che quella mutazione è attualmente responsabile del 97,2% delle infezioni.

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Variante Delta in Veneto

Non si arresta la diffusione del virus, benché caratterizzata da una bassa ospedalizzazione, il che però non esclude il rischio di malattia e di morte per la pur minoritaria quota più fragile della popolazione. Il bollettino di ieri registra altri 629 casi su 38.832 tamponi fra molecolari e antigenici, per un tasso di positività pari all'1,61%, che portano a 436.583 il totale dall'inizio dell'emergenza. Un altro decesso aggiorna la tragica conta a 11.642. Restano 17 i pazienti in Terapia intensiva, mentre risalgono a 149 (+10) quelli in area non critica. I numeri sono caratterizzati da una forte prevalenza della variante Delta nei soggetti non vaccinati, come dimostrano i riscontri incrociati dei ricoveri e dei sequenziamenti. «Ne consegue che, senza la continua applicazione di misure di prevenzione e il rafforzamento delle strategie vaccinali, sono possibili nuovi picchi di infezioni associati a ricoveri ospedalieri e decessi», si legge nel testo, elaborato dalla direzione Prevenzione guidata da Francesca Russo e allegato alla delibera approvata su proposta dell'assessore Manuela Lanzarin.

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Vaccini e controlli

Si articolano in due direzioni gli obiettivi del piano. Da una parte occorre «integrare l'offerta vaccinale mirando a proteggere eventuali persone esposte ad un rischio maggiore di forme gravi di malattia», attraverso l'individuazione dell'ambito territoriale dove si è verificata la positività «al fine di costituire la cosiddetta area geografica di protezione vaccinale», nonché ricostruire il contesto del caso, «in modo da costituire tramite l'offerta vaccinale un ambiente di frequentazione e di vita Covid-free». Dall'altra, bisogna «integrare l'offerta vaccinale con chiamata attiva attraverso l'individuazione di nuovi gruppi target di popolazione», oltre che per le persone con più di 60 anni e vulnerabili.  Per quanto riguarda le azioni di tracing e testing, cioè appunto di tracciamento e di tampone, la Regione ritiene cruciali la solerzia e l'ampiezza degli interventi. Infatti «una presa in carico tempestiva dei nuovi casi positivi e un'accurata ricerca dei contatti (non solo limitandosi a quelli definiti come stretti) risultano prioritarie per allargare i cerchi delle indagini epidemiologiche ed interrompere prontamente tutte le possibili catene di contagio». Dunque «in presenza di variante il Servizio Igiene e Sanità Pubblica attua tutte le misure di isolamento, quarantena e testing dei contatti del caso, allargando l'indagine a tutti i contesti possibili frequentati dal caso».

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Test e vaccini al condominio

Quanto alla somministrazione del vaccino, nel momento in cui viene individuato un contagio da variante Delta, gli interventi scattano anche nei confronti dei suoi vicini di casa. L'indicazione è di individuare, magari «con il supporto del caso o dell'amministratore condominiale», gli altri inquilini del palazzo; verificarne, «nel rispetto delle norme sulla privacy», lo stato vaccinale; proporre l'immunizzazione agli abitanti non vaccinati e, nel caso di mancato assenso, «indagare le motivazioni»; attuare iniziative di comunicazione e informazione «per favorire l'adesione»; proporre agli ultra 60enni e ai soggetti fragili il completamento del ciclo «nel rispetto del calendario minimo previsto», quindi accorciando l'attesa per il richiamo; suggerire la seconda dose anche alle persone guarite, «se a maggior rischio di complicanze». A seconda delle caratteristiche geografiche del luogo, prescrizioni simili possono essere attuate anche a livello comprensoriale, dalla via al Comune.
La stessa strategia utilizzata sul fronte geografico va poi adottata sotto il profilo sociale. In caso di infezione da variante indiana, la verifica dello stato vaccinale e la proposta dell'inoculazione avvengono nei confronti dei contatti, fra i colleghi di lavoro per quanto concerne gli adulti e fra i compagni di scuola o di centro estivo per quanto attiene ai ragazzi, nonché nei riguardi dei frequentatori di comunità sportive e religiose, così come di associazioni culturali e di volontariato.

 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 2 Agosto 2021, 16:16
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