Omicidio di Sara Buratin. L'ultimo messaggio di Alberto Pittarello all'amico prima dell'omicidio di Sara. Il datore di lavoro: «Si era preso ferie per motivi familiari»

Pittarello spesso chiedeva il martedì libero perché anche l'ex compagna era libera: il dentista dove lavorava era chiuso

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di Marina Lucchin

BOVOLENTA (PADOVA) - Cos’è scattato nella testa di Alberto Pittarello per portarlo a uccidere la compagna di una vita, madre di sua figlia? È la domanda che tutti, dai familiari, agli amici fino ai datori di lavoro, si pongono senza trovare una risposta. Ma su una cosa tutti sono concordi: «Si è ucciso perchè non poteva sopportare l’orrore di quel che aveva commesso». Lo pensano i suoi genitori, come hanno rivela al sindaco di Bovolenta Anna Pittarello, e ne è certo anche il responsabile della ditta di termoidraulica dove Alberto lavorava, la Duò srl di Ponte San Nicolò. Mentre i pompieri, ieri, recuperavano il furgone Nissan di Alberto, non un mezzo di lavoro ma suo, privato, con cui si spostava per arrivare da casa all’azienda, in via Guido Rossa, al civico 39 regnava lo sbigottimento più totale.

Alberto Pittarello, quel giorno di ferie

Pittarello lavorava lì da tantissimi anni. Una azienda di piccole dimensioni, dove tutti si conoscono e fanno parte come di una famiglia allargata. Il responsabile dell’impresa alza le braccia, sconcertato. «Lunedì Alberto ci aveva salutato così, come tutte le sere, come una giornata normale. Poi martedì abbiamo saputo cos’aveva fatto. E siamo rimasti senza parole». «Cosa gli sia passato per la testa non lo so. Lunedì ci ha salutato come una giornata qualunque. Negli ultimi giorni era un po’ meno allegro del solito, ma niente di particolare. Tutti hanno i loro periodi storti. Non ci aveva detto niente sulla compagna, non sapevamo si fossero lasciati. Da lui non mi sarei mai aspettata una cosa del genere, non era proprio la persona che pensi possa compiere un delitto simile. Era mite, tranquillo. Per come lo conoscevamo, mai avremmo pensato che potesse fare una cosa del genere. Era proprio fuori questione». Insomma, niente lasciava presagire che nel suo animo stesse coltivando un progetto così truce. E anche quella giornata di ferie, secondo l’azienda, non era per nulla sospetta. «Ci aveva detto che gli serviva un giorno per motivi familiari. Non siamo stati lì a indagare, non c’era niente di strano». A maggior ragione perchè molto spesso si prendeva la giornata libera il martedì, quando, anche Sara era a casa dal lavoro.

In quel modo potevano dedicare tempo alla loro famiglia. Ma no, questo martedì no: i suoi propositi erano spietati.

L'ultimo messaggio all'amico

Forse l’estrema ricerca di aiuto Alberto l’aveva lanciata pochi minuti prima di uccidere la compagna. Aveva contattato il suo migliore amico, con cui condivideva la passione per la montagna, attraverso un paio di messaggi WhatsApp spediti tra le 9 e le 10. «Come stai?». E l’amico ha risposto: «Sto lavorando». Alberto lo aveva cercato in cerca di aiuto o di un consiglio? Questa domanda rimarrà per sempre senza una risposta. Poco dopo Alberto con in tasca il suo coltello si è diretto con il motorino a casa della mamma di Sara e qui, nel ricovero attrezzi, ha massacrato la madre di sua figlia con venti coltellate per poi uccidersi.

L'omicidio di Sara Buratin

Sara era a casa perché lo studio dentistico in cui lavorava, il martedì è chiuso. Lui si era preso un giorno di ferie. Voleva portare un motorino alla figlia, da alloggiare in quel capanno costruito da Franco, il papà di Sara, per tenerlo al coperto. Poi lì la mattanza: appena messo lo scooter sul cavalletto, mentre Sara era di spalle, le ha sferrato due colpi violentissimi con un coltello da escursionismo, che Alberto usava anche per lavoro, tra il collo e la nuca. Coltellate mortali. Poi un’altra ventina di fendenti: l’ultimo all’addome quando la donna era già deceduta. Ma sarà l’autopsia, conferita nella giornata di ieri al medico legale Barbara Bonvicini, a fare piena luce su quella pioggia di fendenti. Sara non ha nemmeno gridato. E mentre il compagno, da cui si era separata non più di 15 giorni prima, tornava nel furgone e poi finiva la sua corsa dentro al Bacchiglione, la mamma di lei, Maria Pasquetto trovava la figlia esanime in una pozza di sangue. Due vite distrutte, due famiglie devastate dal dolore, una ragazzina che ora resta senza mamma, uccisa dal papà.


Ultimo aggiornamento: Sabato 2 Marzo 2024, 08:19
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