Sindaco contro negozianti, scatta lo scontro sulle chiusure degli esercizi

Sindaco contro negozianti, scatta lo scontro sulle chiusure degli esercizi

di Alberto Rodighiero

PADOVA -  «I parcheggi non risolvono il problema del commercio». A dirlo è stato ieri il sindaco Sergio Giordani. Ma i commercianti non ci stanno: «Dire che le aree di sosta non servono è una stupidaggine». Sale la tensione tra Palazzo Moroni e il mondo del commercio. È di un paio di giorni fa la querelle tra l’assessore alle Attività produttive Antonio Bressa e il presidente dell’Associazione commercianti del centro storico Massimiliano Pellizzari sulle chiusure dei negozi. Il Comune sostiene che nell'ultimo biennio il bilancio tra attività cessate e nuove aperture sia sommato positivo mentre l’Acc ha presentato i dati della Camera di commercio che parlano di oltre 1.400 chiusure tra il 2022 e il 2023. E in quell'occasione ha attribuito la responsabilità di questa moria di negozi, bar e ristoranti, soprattutto alla mancanza di parcheggi a servizio del centro storico. 
 

LA RISPOSTA
Un’accusa a cui ieri ha risposto indirettamente il sindaco. «I parcheggi non risolvono il problema del commercio – ha esordito il primo cittadino –. Come spesso accade, se le cose vanno male si cerca sempre la responsabilità di qualcuno. Anch’io sono commerciante e ho ha disposizione i dati. Gennaio, purtroppo, è andato male in tutta Italia, indipendentemente dai parcheggi. È chiaro che un parcheggio un po’ aiuta. Detto questo, non ci si può dimenticare che c’è stato il Covid che ha cambiato in maniera radicale le abitudini delle persone». Chiaro qui il riferimento all’abitudine sempre più frequente di acquistare on-line. 
 

I PROBLEMI
«Magari si potessero risolvere tutti i problemi del commercio realizzando nuove aree di sosta – ha concluso Giordani –. Posso garantire che le criticità sono altre. È cambiato lo stile di vita delle persone. Per esempio si spende molto di più per l’alimentazione. Mai come oggi si sono visti tanti rider in giro per la città che consegnano cibo. È cambiato il modo di mangiare, è cambiato il modo di vestirsi e, di conseguenza, bisogna organizzarsi». 
 

LE CATEGORIE
Dichiarazioni che, però, non sono piaciute affatto alle associazioni di categoria. «Naturalmente non è solo un provvedimento che risolve dall’oggi al domani i problemi – è andato all’attacco il presidente dell’Ascom Patrizio Bertin – Sostenere, però, che i parcheggi non servono è una stupidaggine». 
«Nel nostro mestiere nulla è fondamentale, ma tutto aiuta – ha rincarato la dose il leader dei commercianti padovani -. Dato che i parcheggi non sono così importanti, come mai in una recente sondaggio i turisti hanno segnato la necessità di incrementare le aree di sosta?».
«Non c’è ombra di dubbio che i parcheggi rendano più appetibile un’area dove sono presenti delle attività commerciali – ha concluso Bertin –.

Proprio per questo mi sento di rilanciare il progetto di un autosilo sotterraneo in piazza Insurrezione. Un intervento che potrebbe rilanciare una zona commercialmente in crisi come quella compresa tra Galleria Borromeo e via San Fermo».

«Proprio perché Giordani è un commerciante – ha detto, invece, Pellizzari – dovrebbe sapere che le aree di sosta sono fondamentali per il commercio. Diversamente non si spiegherebbe perché i centri commerciali siano dotati di grandi parcheggi». «Per quel che riguarda poi i centri storici – ha rincarato la dose il leader dell’Acc – come mai Vicenza ha deciso di rendere gratuiti i parcheggi in determinati periodi dell’anno? Viene da chiedersi inoltre il perché Verona si sia dotata di una serie di parcheggi sotterranei a due passi dalle aree pedonali». 
Pellizzari è poi tornato a puntare il dito contro i dati sulle chiusure illustrati da Bressa la settimana scorsa. «Al netto delle voci che interessavano di più al nostro comparto, non c’è un dato e dico uno, che attesti un saldo attivo, tranne che per l'istruzione e le attività scientifiche – ha concluso -. Negare che ci siano difficoltà oggettive nel settore del commercio continuando ad affermare che tutto va bene e i dati sono in crescita, significa non prendere coscienza di una situazione drammatica che necessita di essere affrontata senza ideologia né preconcetti, con serietà, forza e determinazione. In caso contrario a questi ritmi la città tra 10 anni sarà desertificata e i danni economici e sociali saranno incalcolabili anche per il bilancio comunale».


Ultimo aggiornamento: Sabato 2 Marzo 2024, 08:26
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