Da Harvard a Padova, il dottor Pandolfi: «Troveremo l'anticorpo per sconfiggere il virus»
di Elisa Fais

Da Harvard a Padova, il dottor Pandolfi: «Troveremo l'anticorpo per sconfiggere il virus»

Sarà uno dei più importanti genetisti e oncologi del mondo a guidare l'Istituto Veneto di Medicina Molecolare Vimm di Padova. Pier Paolo Pandolfi a settembre tornerà in Italia dagli Stati Uniti, dove dal 2013 è stato a capo del Beth Israel Deaconess Cancer Center dell'università di Harvard.
 

Pier Paolo Pandolfi chi è

Più di trenta premi internazionali e oltre cinquecento pubblicazioni non bastano per descrivere i meriti e la personalità del futuro direttore scientifico del centro di ricerca padovano. Lo confermano gli studi iniziali di Filosofia e pianoforte, la passione per lo sport e per la vela. Ma soprattutto un grande amore nato in laboratorio, esperimento dopo esperimento: quello per la collega e moglie Letizia Longo. «Sono orgoglioso e entusiasta di iniziare questa nuova avventura dichiara Pandolfi, 57 anni -. Non vedo l'ora di venire a Padova, Coronavirus permettendo. In questo momento mi trovo a Boston, dove l'epidemia purtroppo non è sotto controllo come in Italia. Mi trasferirò in Veneto assieme a Letizia, anche lei è una scienziata. Abbiamo lavorato assieme tutta la vita e continueremo a farlo al Vimm, condividendo importanti risultati nel campo della ricerca».


 

Cura contro il Covid: le ricerche

La corsa ora è volta ad identificare al più presto una terapia efficace contro Sars-CoV-2, in questo senso Pandolfi è già impegnato nella sperimentazione degli anticorpi monoclonali. «Stiamo guadagnando terreno aggiunge Pandolfi - ma i tempi devono essere stretti, altrimenti rischiamo di dover fronteggiare una fase ancor più dolorosa in futuro. C'è bisogno di trovare la cura contro il Covid-19 subito. Sono pronto a portare avanti lo studio anche a Padova, attualmente sto lavorando su vari fronti. La ricerca è continua e si sviluppa su infiniti livelli. Trovare la cura al Coronavirus ci permetterebbe di focalizzarci sul problema cancro, oltre che prepararci ai virus e alle pandemie che verranno». Sono almeno una decina i gruppi di ricerca che in tutto il mondo hanno avviato sperimentazioni sugli anticorpi monoclonali, presi dal plasma di chi è riuscito a guarire e paragonabili a soldati capaci di sconfiggere il virus.
 

Anticorpo per sconfiggere il Coronavirus

«La difficoltà è individuare l'anticorpo giusto, quello più efficace contro il coronavirus, con l'obiettivo di riprodurlo su larga scala in laboratorio - spiega -. Finora ne sono stati isolati quattro. Ne stiamo testando due direttamente contro il microrganismo. Lo studio è condotto in collaborazione con il genetista Giuseppe Novelli allo Spallanzani di Roma. In estate inizieremo i trial clinici ed entro la fine dell'anno potremmo essere pronti per i pazienti». Dopo la laurea conseguita presso l'Università di Perugia, Pier Paolo Pandolfi ha iniziato le prime ricerche sulle leucemie che diventano in breve tempo di rilevanza internazionale, tanto da valergli nel 1995 la chiamata al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York dove è stato a capo del laboratorio di biologia molecolare e successivamente, nel 2007, la chiamata dalla Harvard Medical School, che lo ha poi nominato Direttore del Beth Israel Deaconess Cancer Center nel 2013. Pandolfi ha partecipato in modo decisivo alle ricerche che hanno reso curabile la leucemia promielocitica (Apl) partendo dalla identificazione dei geni che caratterizzavano questa gravissima forma della malattia.

Alla ricerca di una soluzione
«Dove c'è un problema c'è anche una soluzione commenta Pandolfi -, questo è il mio approccio. Sono molto orgoglioso dei risultati ottenuti grazie agli studi sulla leucemia promielocitica. E come Paese Italia dovremmo esserlo tutti. E' una storia che ho seguito fin dall'inizio, ho contribuito al viaggio della ricerca che porta ad una cura. In oncologia sono stati fatti passi enormi, soprattutto nel campo dell'immunologia dei tumori».
Con la stessa metodica, passando attraverso la creazione di organoidi sviluppati dal materiale genico della neoplasia, è riuscito a caratterizzare e curare alcune forme di carcinoma prostatico, introducendo il criterio della terapia personalizzata in oncologia. A questo si aggiunge il merito della rivoluzionaria ricerca che lo ha portato a leggere la funzione di quella parte del DNA (circa l'80%) che in precedenza veniva definita la materia genetica oscura. 

LA NUOVA SFIDA
Nel corso degli anni, Pandolfi ha ricevuto oltre 30 premi internazionali, tra cui il premio Lombroso per la ricerca sul cancro dell'Istituto Weizmann e il premio internazionale per la ricerca sul cancro della Fondazione Pezcoller-Aacr (American association for cancer research) definito il premio Nobel per la ricerca sul cancro. «Ho ricevuto parecchie offerte per tornare in Europa ammette ma il Vimm era la più stimolante. È una realtà scientifica di altissimo livello, poliedrica e ricca di sfaccettature. Io sono un oncologo, ma fondamentalmente sono un curioso. Padova poi è una città unica, dove l'università e la scuola di medicina non hanno bisogno di presentazioni». Nel 2015 Pandolfi è stato nominato Cavaliere dal Presidente della Repubblica Italiana ed ha ricevuto la medaglia d'onore in qualità di Ufficiale dell'Ordine della Stella d'Italia. Recentemente è stato anche nominato Fellow del Royal college of physicians di Londra. «La decisione di Pandolfi di trasferire la sua attività al Vimm - ha sottolineato Francesco Pagano, presidente della Fondazione Ricerca Biomedica Avanzata - è un evento evolutivo decisivo per il nostro istituto e imprime un cambio di paradigma per la ricerca italiana».
Ultimo aggiornamento: Venerdì 22 Maggio 2020, 07:55
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