Ex missionario italiano rapito nelle Filippine:
"Lasciò la tunica per la pedofilia nella Chiesa"

Ex missionario italiano rapito da un commando nelle Filippine

di Valeria Arnaldi
ROMA - Sono entrati in sette nel suo caffè-ristorante, fingendosi clienti, poi, armati, lo hanno caricato di forza su un furgone bianco e si sono dati alla fuga. Così un gruppo armato ha rapito Rolando Del Torchio, 56 anni, exm sacerdote del Pontificio Istituto Missioni Estere, titolare del locale “Ur Choice Cafè” nel centro di Dipolog City nel sud delle Filippine.









Secondo la polizia locale, il gruppo si è poi dato alla fuga a bordo di un motoscafo, mentre calava il buio. Nato ad Angera, in provincia di Varese, Del Torchio è arrivato nelle Filippine nel 1988 come missionario del Pime e, nel 1996, ha lasciato la tonaca. Aveva lavorato quattro anni a Napoli con l’allora cardinale Joseph Ratzinger e, secondo alcune fonti, avrebbe preso la decisione di abbandonare la chiesa, scandalizzato dall’emergere al suo interno del fenomeno pedofilia. Nonostante ciò, era rimasto sull’isola di Mindanao, lavorando prima con un’organizzazione non governativa e poi aprendo il suo locale a Dipolog, città dove sono presenti diversi gruppi ribelli musulmani che si finanziano anche con il rapimento di stranieri.







Il sequestro del ristoratore italiano è il quarto nella zona, nelle ultime due settimane, dopo quelli dei canadesi John Risdel e Robert Hall e del norvegese Kjartan Sekkingstad. L’ex-sacerdote «era scampato a un attentato una quindicina di anni fa quando alcune persone avevano sparato contro di lui mentre si trovava insieme al vescovo locale - ha raccontato il cugino Andrea Del Torchio - erano riusciti a salvarsi rifugiandosi sotto i letti».

In passato, era già stato ucciso un suo compagno di missione. La Farnesina, che ha confermato il sequestro, ha annunciato di aver attivato tutti i canali opportuni.

Ultimo aggiornamento: Giovedì 8 Ottobre 2015, 07:55
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