Bar assaltato dall'Isis, "nove le vittime italiane accertate"

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DACCA - E' terminato alle prime luci dell'alba l'attacco di un commando armato alla Holey Artisan Bakery di Dacca, Bangladesh. I primi dati ufficiali parlano di 20 ostaggi uccisi dai terroristi, tutti stranieri: lo ha reso noto il direttore delle operazioni militari dell'Esercito, il generale Nayeem Ashfaq Chowdury. La maggior parte delle vittime dell'attacco di Dacca sarebbero italiane.

I nomi delle vittime. "Sono nove le vittime italiane accertate finora». Lo ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. La Farnesina informa che i connazionali deceduti nell'attacco terroristico di questa notte a Dacca sono Adele Puglisi, Marco Tondat, Claudia Maria D'Antona, Nadia Benedetti, Vincenzo D'Allestro, Maria Rivoli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli e Simona Monti.

"Siamo vicino alle famiglie, siamo consapevoli di dover rispondere al terrore". Così il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni dopo l'attentato terroristico in Bangladesh in cui sono rimasti coinvolti degli italiani.

«Siamo stati in grado di salvare 13 persone e non abbiamo potuto salvarne altre», aveva annunciato la premier bengalese Sheikh Hasina. Sei i terroristi uccisi e 13 gli ostaggi recuperati, tra cui un giapponese e due cittadini dello Sri Lanka. Varie fonti avevano indicato la presenza di cadaveri, di persone di cui però non si conosce la nazionalità. La premier, citata dalla Bbconline, ha inoltre riferito che un sospetto terrorista è stato arrestato: l'uomo è ferito ed è stato portato in ospedale. 



Gli italiani
A quanto si apprende da fonti della Farnesina, all'Unita di crisi risulta che gli italiani a cena nel locale di Dacca fossero 11, di cui uno, Gianni Boschetti, è riuscito a gettarsi fuori dal ristorante e a mettersi in salvo. L'esercito bengalese ha fatto sapere che «la maggior parte dei morti sono italiani e giapponesi». Tra loro potrebbe esserci un friulano di 47 anni, dipendente di un'azienda di abbigliamento, la cui famiglia sarebbe stata avvertita in tarda mattinata e che oggi sarebbe dovuto ripartire e tornare in Italia per un periodo di ferie. 

Al momento dell'attacco «c'era un tavolo occupato da numerosi italiani», ha detto oggi a Dacca Gianni Boschetti, che da 25 anni vive in Bangladesh ed opera nel settore tessile. «Io sono riuscito a mettermi in salvo - ha solo precisato parlando con un amico - ma adesso sono angosciato perché non so nulla della sorte del gruppo». Nelle prime fasi dell'attacco Boschetti è riuscito a gettarsi fuori dal locale e a salvarsi, ma non ha più saputo nulla della moglie e delle altre persone rimaste all'interno. Ha cercato di andare all'ospedale dove sono stati ricoverati i feriti, ma gli hanno detto che non ci sono italiani. Lo hanno allora portato in un luogo dove pensa che portino le vittime, ma ufficialmente non ha avuto comunicazioni. 

«Molti dei civili all'interno del caffè di Dacca sono stati sgozzati dagli assalitori con lame affilate», riferisce l'esercito bengalese secondo quanto riportano i media internazionali. Lo riporta il Telegraph, che cita un soccorritore e un ufficiale. I testimoni hanno detto che le vittime avevano profonde ferite al collo e alla gola.

La tv all news indiana India Today ha parlato addirittura di due italiani morti, ma senza citare fonti. E nel caos delle testimonianze, un media di Dacca ha citato la preside di una scuola americana, Ann Walsh Imdad, secondo cui il commando avrebbe ucciso i due dipendenti italiani del caffé, «il panettiere e la moglie». Secondo il responsabile dell'Holey Artisan, invece, il panettiere è riuscito a mettersi in salvo. 

ll premier
«Siamo in contatto con le famiglie e le identità delle vittime saranno rese note», ha annunciato il premier Matteo Renzi in una conferenza stampa dopo l'attentato. «I nostri valori sono più forti delle loro follie - ha aggiunto il premier - Siamo contriti ma non piegati, la priorità è stringersi insieme alle famiglie addolorate, penso per esempio a Valeria Solesin, penso alle famiglie di chi è morto nell'attacco al Bardo a Tunisi. Ci sono ottomila chilometri tra Tunisi e Dacca. ma la scia di sangue è la stessa. Noi abbiamo il dovere di rispondere con ancora più decisione in difesa dei nostri valori».  

La vicenda
Un commando jihadista aveva assaltato nel pomeriggio di ieri un popolare caffé nella zona diplomatica della capitale Dacca, non lontano dall'ambasciata italiana. Tra gli ostaggi (una ventina, sembra) sette italiani. Sono trascorsi momenti di tensione, anche per il rischio di eventuali vittime durante un possibile blitz, tanto che il premier Matteo Renzi è rientrato a Palazzo Chigi per seguire la vicenda, in contatto con la Farnesina. È stato l'ambasciatore italiano a Dacca, Mario Palma, a chiarire al TG1 il numero degli italiani coinvolti dopo che per tutto il pomeriggio e la serata di ieri si erano rincorse voci sul numero e la nazionalità di morti - almeno due tra gli agenti - e decine di feriti, 11 in gravi condizioni. Secondo il diplomatico, da parte degli assalitori «non c'è alcuna volontà di negoziare alcunchè» perché si tratta di una «missione suicida» e «vogliono attuare un'azione molto forte e cruenta in cui non c'è spazio per il negoziato». 

 
 


Gli ostaggi italiani sono stati identificati come imprenditori e commercianti del settore dell'abbigliamento, ha precisato l'ambasciatore spiegando che ad allertare la sede diplomatica è stato un connazionale che era nel gruppo di italiani e che al momento dell'assalto era uscito nel giardino del locale per fare delle telefonate. Ora lui, ha riferito ancora l'ambasciatore, «è stato tirato fuori». L'attacco è cominciato intorno alle 21 locali (le 17 italiane), quando un commando di una decina di persone è entrato in azione all'Holey Artisan Bakery, un caffé-pasticceria nel quartiere di Gulshan, frequentato dai diplomatici, stranieri e middle-class locale. Subito è scattata l'allerta della polizia, che ha bloccato la zona.

Un impiegato del locale riuscito a fuggire sul tetto ha raccontato che «cinque assalitori hanno fatto irruzione armati di pistole e machete ed hanno lanciato bombe, al grido di 'Allah uh Akbar' (Allah è grande), scatenando il panico tra le persone». Altri testimoni che sono scappati hanno detto di avere visto «molti corpi a terra», anche se non hanno potuto sostenere che si trattasse di cadaveri. L'Isis ha rivendicato l'assalto, attraverso l'agenzia Amaq, che gli fa da megafono, sostenendo che 24 persone di diverse nazionalità sono rimaste uccise. Quindi ha rilanciato, promettendo nuovi attacchi per la festa dell'indipendenza degli Usa, il 4 luglio, negli aeroporti di Heathtrow (Londra), Los Angeles e Jfk (New York). La Farnesina, fin dall'inizio, «non ha escluso la possibilità» di italiani prigionieri, e con il passare delle ore questo timore si è fatto via via più concreto.

Tanto che il ministro Paolo Gentiloni aveva twittato: «Seguo momento per momento la situazione a Dacca. Ansia per gli italiani coinvolti, sono vicino alle famiglie». La tv all news indiana India Today ha parlato addirittura di due italiani morti, ma senza citare fonti. E nel caos delle testimonianze, un media di Dacca ha citato la preside di una scuola americana, Ann Walsh Imdad, secondo cui il commando avrebbe ucciso i due dipendenti italiani del caffé, «il panettiere e la moglie». Secondo il responsabile dell'Holey Artisan, invece, il panettiere è riuscito a mettersi in salvo. Nella zona, che si trova vicino a molte ambasciate straniere, fra cui quella italiana, sono stati dispiegati reparti di teste di cuoio locali (Rapid action battallion, o Rab). Ma «il blitz non sarà immediato», secondo l'ambasciatore Palma che ha ricordato di aver fatto presente ai vari livelli delle autorità di Dacca la preoccupazione del governo italiano perché «qualsiasi opzione della polizia» tenga in considerazione la sorte degli ostaggi.

Ultimo aggiornamento: Domenica 3 Luglio 2016, 10:58
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