Pensioni, Boeri (Inps): "Ridurre quelle alte non 
​giustificate dai contributi". Ira dei sindacati
di Valeria Arnaldi

Pensioni, Boeri (Inps): "Ridurre quelle alte non
giustificate dai contributi". Ira dei sindacati

ROMA - Equità. È la parola d'ordine del piano per le pensioni del presidente Inps Tito Boeri. Una strategia, che sarà presentata entro giugno, studiata per affrontare il problema della generazione tra 55 e 65 anni, spiazzata dalle riforme.





La dichiarazione rilasciate da Boeri sull'esistenza di «pensioni molto alte non sono giustificate dai contributi versati», e sulla necessità di affrontare la questione e ridurre il divario, hanno acceso - infiammato, in realtà - il dibattito, dal punto di vista economico, ma anche politico e sociale. Il piano annunciato a molti pare quasi una minaccia. Il sistema sarebbe quello di un ricalcolo, che andrebbe a interessare e colpire principalmente ex-dipendenti privati, ex-dipendenti pubblici e lavoratori autonomi, nonché quelli che lo diventeranno, effettuando tagli già a partire dalle pensioni di fascia 2000/3000 euro. L'unica fascia a non essere toccata dalla manovra sarà quella delle pensioni fino a 2000 euro.



Yoram Gutgeld, consigliere del governo Renzi, esclude interventi sulle pensioni: «Le pensioni alte sono già in qualche modo tassate e quindi c'è già un intervento di equità. Andare più in giù significherebbe entrare sui livelli di pensioni medie, tipo da 90mila euro, e si è deciso politicamente di non farlo». Fortemente critico il capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati Renato Brunetta: «Troveremmo piuttosto singolare e non giustificato da nessun ragionamento di equità applicare retroattivamente un diverso sistema di calcolo su di un trattamento a suo tempo liquidato in modo conforme alle leggi vigenti. Tanto più che un'operazione siffatta sarebbe macchinosa ed impraticabile nel comparto delle amministrazioni statali, oltre che inutile».



E se la politica dice drasticamente no, i sindacati non dicono pienamente sì. «Abbassare le pensioni più alte per favorire l'equità? Non può essere un provvedimento retroattivo. Sarebbe un principio arbitrario» commenta il leader Cigil, Susanna Camusso. «Siamo d'accordo con un intervento di equità sulle pensioni - dichiara il segretario generale dello Spi-Cgil Carla Cantone - purché si lascino in pace quelle da lavoro i cui contributi sono stati accantonati uno per uno. Si intervenga piuttosto su quelle regalate, su quelle che sono veramente d'oro, su chi prende tre o quattro pensioni, sui vitalizi e sui grandi privilegi».

E il tema dell'equità corre anche in rete, accedendo dibattiti su forum e blog. Sono in molti a preoccuparsi per il “riparo” economico costruito in una vita di lavoro.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 2 Aprile 2015, 11:50
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