Ucraina-Russia, il generale Morabito: «La guerra partigiana potrebbe durare anni, nel 2023 nuovi attacchi»

Giuseppe Morabito: "Difficile che la Russia accetti la disfatta militare. Tra poco torneranno fango e neve sulla steppa In queste condizioni, è improbabile il contrattacco russo dopo il calo di operatività che c'è stato"

Il generale Morabito: «La guerra partigiana potrebbe durare anni, nel 2023 nuovi attacchi»

di Marco Ventura

«La guerra partigiana potrebbe durare anni, come in Afghanistan». Il corso degli eventi è segnato. Proclamazione dei risultati del referendum e, subito dopo, l'inevitabile ma anche scontato voto della Duma, la Camera Bassa di Mosca, infine la dichiarazione con la quale verrà proclamata l'annessione delle quattro province separatiste ucraine alla Russia. «A quel punto verrà certificato dalla Federazione russa che la maggioranza della popolazione nelle aree ribelli e occupate vuole unirsi alla madrepatria, e in base al principio di auto-determinazione dei popoli quel territorio diventerà, ai loro occhi, territorio russo. Il paradosso è che potrebbe esser vero che la gran parte della popolazione abbia votato per l'annessione». Il generale Giuseppe Morabito, membro del direttorio della Nato Defense College Foundation, guarda a quanto sta succedendo col pragmatismo dei militari.

«Putin è uno stupido», «Mamma ci sono cadaveri ovunque», «Che ci stiamo a fare qui?»: le telefonate choc dei soldati russi alle famiglie


In che senso i risultati potranno essere veritieri?
«I filo-russi sono rimasti e gli altri se ne sono andati. La maggioranza della popolazione era già etnicamente russa, e quelli che non lo erano hanno deciso per lo più di andarsene. La guerra ha provocato uno spostamento di popolazione. In quelle province sono rimasti i favorevoli all'annessione. Se seguiamo un filo logico, i risultati rispecchiano la realtà».


Ma non hanno potuto votare i profughi, quindi sono risultati falsati?
«Certo! Ma dobbiamo ragionare con il cervello di un'oligarchia. Da quelle parti il referendum non si fa con gente che va tranquillamente al Comune per ritirare la scheda elettorale».

 


Resta un problema di controllo del territorio. Tra incursori ucraini e guerra partigiana, quando potrà stabilizzarsi la situazione?
«È ipotizzabile che i territori saranno soggetti a un regime di controllo finché non vengano pacificati. In Afghanistan noi non siamo riusciti a controllare il territorio in quindici anni. Finché ci saranno rivendicazioni da parte ucraina, proseguiranno anche le tensioni e gli incidenti. Si tratta di persone che parlano la stessa lingua, osservano la stessa religione, e hanno fatto le scuole insieme. Un'eventuale opposizione partigiana avrebbe il vantaggio di conoscere perfettamente il territorio e avere dei legami».


Come reagiranno le autorità russe?
«Dipende dal tipo di controllo che vorranno esercitare. Se sarà come quello della Cina a Hong Kong e dell'Iran, oppure quello di polizia dei gendarmi francesi nelle banlieu».


Controllo di polizia o dittatura. Ma lì c'è una guerra. E c'è la minaccia nucleare, che una volta trasformate le province ribelli in territorio russo, diventerebbe più concreta?
«Sì. Se un missile ucraino colpirà il territorio ucraino annesso alla Russia, i russi diranno che un missile fornito dalla Nato ha colpito la Federazione. A quel punto nella dottrina russa non è previsto il principio della risposta commisurata».


Può essere usata anche l'arma nucleare?
«Ovvio. La Nato è propensa a rispondere a un attacco nucleare con una reazione non nucleare, ma convenzionale. Però la minaccia dell'atomica vale da una parte e dall'altra. Si tratta di vedere se funziona la deterrenza».


E c'è questa novità clamorosa dei sabotaggi ai gasdotti sottomarini. Cosa può essere successo?
«I sabotaggi sono stati probabilmente provocati da droni sottomarini, per far entrare acqua salata nelle tubazioni e comprometterle per sempre, a meno che non vi sia una riparazione immediata. Chiunque sia stato, questo episodio dimostra che l'Occidente, con le sue migliaia di chilometri di cavi e pipeline che ne garantiscono l'economia e le connessioni, purtroppo è vulnerabile e quindi in pericolo».


Quali gli scenari possibili dopo la mobilitazione voluta da Putin?
«Difficile che la Russia accetti la disfatta militare, tanto più che le linee di comando ucraine specie nei gradi più bassi sono state fortemente ridotte dai combattimenti. Tra poco torneranno fango e neve sulla steppa, che vale per gli uni e per gli altri. In queste condizioni, è improbabile il contrattacco russo dopo il calo di operatività che c'è stato. Con la mobilitazione Mosca può sperare in una pausa strategica per consolidare le posizioni e puntare a riprendere la guerra nel 2023 inoltrato».


Ultimo aggiornamento: Giovedì 29 Settembre 2022, 10:23
© RIPRODUZIONE RISERVATA