Ucraina, «Bombe sui filo-russi». Kiev: cercano l’incidente

Il Cremlino denuncia incursioni nel proprio territorio. Nessuna conferma

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di Anna Guaita

Putin parla di «massicci bombardamenti» da parte degli ucraini contro i ribelli filorussi nel Donbass. I suoi generali denunciano che gli ucraini hanno preso di mira lo stesso territorio russo, e parlano di morti e danni causati da Kiev. Ma di tutto ciò non c’è prova. Gli ucraini dal canto loro sono generosi nel concedere accesso ai giornalisti stranieri lungo la zona di contatto che confina con l’area ribelle e nessuno finora ha visto l’ammasso di truppe ucraine di cui parlano i russi, o l’artiglieria pesante che lancerebbe missili e bombe contro la popolazione di lingua russa.

Semmai sui teleschermi dell’Occidente sono arrivate immagini di giornalisti costretti a scappare davanti a colpi provenienti dalla parte russa. Gli inviati che hanno avuto il permesso di seguire gli sfollati del Donbass che salivano sugli autobus a Donetsk diretti verso la regione russa di Rostov hanno notato ieri che a crescere di numero rispetto a pochi giorni fa erano i carri armati, i cannoni, gli obici, e i soldati russi, schierati subito dopo il confine.

La popolazione locale, già provata da 8 anni di continua guerriglia fra i ribelli e le forze governative si sta dividendo, con quella di lingua russa che accetta l’invito di Putin di trovare rifugio a est, oltre confine, e quelli che scappano verso ovest e l’abbraccio di parenti in città dell’interno ucraino. Ma le associazioni umanitarie già lanciano i primi allarmi, e sostengono che entrambi i gruppi hanno bisogno urgente di aiuti. Ovvio che nulla è chiarissimo, e come sempre in queste situazioni di scontro militare quella che gli americani stessi chiamano “the fog of war” sembra già avviluppare tutto. L’incertezza è inevitabile quando due versioni contrapposte si scontrano sulla punta delle armi. Ma resta il fatto che gli ucraini aprono i loro spazi ai media e i russi no.

Sappiamo dunque per certo che altri due soldati ucraini sono stati uccisi, altri quattro feriti, e le immagini dei satelliti ci rivelano che altre truppe russe si sono avvicinate al confine ucraino. Ad esempio, un convoglio di carri armati, mezzi corazzati e artiglieria ha lasciato la base di Soloti, per arrivare a Valuyki, a 15 chilometri dal confine con l’Ucraina del nord est. I 30 mila soldati e tutto l’armamento che viaggia con loro, che erano andati un mese fa in Bielorussia per le manovre congiunte con il governo locale, sono rimasti pur avendo concluso le esercitazioni due giorni fa. Lo stesso sta succedendo con la flotta russa nel Mar Nero, che doveva concludere le manovre domenica e invece è ancora nelle acque antistanti l’Ucraina, incluse le sei navi da sbarco. Mosca ha inoltre imposto una no-fly zone sul Mar d’Azov.

 

LE FORZE MILITARI

Intorno all’Ucraina è al momento schierato il 75% del totale delle forze militari della Russia. Il colonnello Alexander Vindman, esperto di intelligence ed ex consulente dell’Amministrazione Trump sulla Russia e l’Ucraina, ha detto ieri alla Cnn che Putin ha «fretta di muoversi» perché si fanno sempre più insistenti i rapporti di malcontento fra le truppe, ferme nel gelo oramai da settimane, con casi di ubriachezza, addirittura di contrabbando di diesel e zuffe. Fra i 150 mila (ma alcune valutazioni parlano addirittura di 190 mila uomini schierati) ci sarebbero state anche numerose fiammate di Covid.

L’intelligence Usa peraltro non ha cambiato opinione, è convinta che l’esercito di Mosca sia sul punto di attaccare. Non va dimenticato che i russi stessi avevano ammesso che un riconoscimento delle due repubbliche separatiste dell’Ucraina orientale sarebbe stato il primo passo verso un intervento militare nel Donbass, per strappare il resto della regione agli ucraini: lo aveva detto un mese fa senza peli sulla lingua alla Reuters il parlamentare Alexander Borodai, uno dei più fidati consiglieri di Putin, che nel 2014 era stato il leader della rivolta a Donetsk ed era poi stato a capo della omonima “Repubblica Popolare”.

LA NATO

Kiev ha rinnovato ieri alle sue truppe l’ordine di non sparare. Nel frattempo però in Polonia sono cominciate le manovre militari congiunte con la Nato. Nei giorni scorsi il contingente americano stanziato nella repubblica polacca è arrivato a 5 mila unità, buona parte delle quali parteciperanno alle manovre.


Ultimo aggiornamento: Martedì 22 Febbraio 2022, 11:21
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