Trump prepara la guerra: impianti atomici nel mirino

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di Flavio Pompetti
«Colpiremo presto e duro» promette Trump in caso di una escalation da parte iraniana, fino a portare distruzione nei luoghi sacri della cultura nazionale, e fino a centrare il bersaglio di alti funzionari del governo di Teheran, se necessario. La retorica bellica di Washington è salita di tono ieri, di fronte alla minaccia di ritorsioni iraniane che tutti danno comunque per scontate, dopo l'uccisione del leader militare dei pasdaran. Il segretario di Stato Mike Pompeo ha fatto il giro completo delle emittenti televisive per ripetere a muso duro le posizioni dell'amministrazione Trump: Soleimani era un terrorista e la sua eliminazione è stato un bene per lo stesso paese iraniano. Poco importa che avesse anche cariche di governo. Se l'assassinio di altre figure di primo piano del regime si rendesse necessario, gli Usa «Faranno tutto quanto in loro potere per difendere la sicurezza dei loro cittadini e degli interessi nazionali».

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IL NUMERO 52
Una minaccia ben più grave è stata lanciata dallo stesso presidente in una serie di messaggi social. «Se ci attaccheranno, noi risponderemo. ha scritto Donald Trump Abbiamo già individuato 52 bersagli, alcuni di alto livello e di grande importanza per la cultura iraniana» Il numero dei siti non è casuale, lo stesso Trump specifica che corrisponde a quello dei 52 ostaggi statunitensi che furono detenuti nell'ambasciata Usa a Teheran allo scoppio della rivoluzione, e per i 444 giorni successivi. È la macchia più infamante che l'orgoglio degli Stati Uniti ha dovuto sopportare dopo l'attacco di Pearl Harbor, e il livore è particolarmente sentito da un presidente che si presenta sempre come un vincitore.

Il capo della Casa Bianca non ha rivelato nel dettaglio - come è ovvio -quali sarebbero questi 52 obiettivi nel mirino. È facile immaginare che nell'elenco ci siano strutture del programma nucleare iraniano, tanto più ora che Teheran ha annunciato la ripresa dell'arricchimento dell'uranio. Del resto i precedenti non mancano, come l'attacco informatico Stuxnet, il virus (di cui si venne a sapere nel 2010) con cui americani e israeliani infettarono le centrali nucleari in Iran. Le forze armate israeliane negli ultimi anni si sono dotate di un'apposita task force creata proprio per studiare i possibili interventi contro le strutture atomiche degli ayatollah.

Ha sorpreso molto il riferimento fatto da Trump ai siti di rilevanza culturale come possibile obiettivo militare. La minaccia sconfina oltre i limiti della legalità internazionale. Colpire i luoghi dell'identità culturale di un Paese è un atto bollato come un crimine di guerra dalla convenzione dell'Aia del 1954, e poi da una risoluzione Onu del 2001, dopo che i talebani nella loro follia censoria avevano abbattuto le gigantesche statue rupestri di Budda in Afghanistan. Se le parole di Trump dovessero corrispondere ad un piano realmente discusso dai vertici militari del Pentagno, l'impatto dell'azione promessa sarebbe devastante. L'Unesco ha inserito ventiquattro siti iraniani nella sua lista dei luoghi da proteggere e da salvare in quanto patrimonio dell'umanità. Tra i luoghi più cari all'identità nazionale ci sono gemme come la moschea di Isfahan costruita nel 518 avanti Cristo, al Palazzo Golestan del XVII secolo al centro di Teheran, dove l'ultimo dei membri della casa imperiale, Reza Palavi, fu incoronato nel 1941. La città sacra è Qom, il centro per eccellenza della scolarità sciita, che forma i leader del regime. Nella capitale c'è anche una Torre della libertà che serve da punto di raccolta per le abituali proteste al grido: «Morte all'America», e il mausoleo dell'ayatollah Khomeini, padre del regime islamico al potere.

LE RASSICURAZIONI DI POMPEO
Pompeo in un'intervista successiva all'uscita del tweet presidenziale, ha specificato che gli Usa risponderanno con un azione «implacabile, ma entro i confini della legalità». Trump sa che le azioni spettacolari come l'assassinio di Soleimani gli procurano immediato consenso personale, non solo presso la base degli elettori più fedeli, ma anche tra i tanti concittadini che ancora soffrono per l'umiliazione scottante subita nel 1979. Ma il presidente sa anche che pochissimi tra i suoi elettori lo seguirebbero sulla pista di un nuovo conflitto in Medio Oriente, dopo aver promesso per anni il ritiro dei soldati americani dalle tante «guerre inutili» nelle quali è coinvolta.
 
 

Ultimo aggiornamento: Lunedì 6 Gennaio 2020, 14:08
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