Grano ucraino, primi sblocchi. «Mosca lo ruba», e Kiev aggira il blocco portandolo in Lituania

Spiraglio per i rifornimenti: ieri primo treno nel Paese baltico

Grano ucraino, primi sblocchi. «Mosca lo ruba», e Kiev aggira il blocco portandolo in Lituania

di Cristiana Mangani

L’emergenza sulle forniture di grano sta scalzando la “guerra per il gas” nel conflitto tra Russia e Ucraina. Le riserve di cereali che Mosca tiene bloccate nei porti del mar Nero diventano ogni giorno di più un obiettivo della «guerra collaterale» che i due Stati stanno combattendo. Ma si cerca di correre ai ripari. Per aggirare il blocco sul mare, infatti, si prova a spostare la merce su rotaie. Ieri è arrivato in Lituania, al porto di Klaipeda, passando attraverso la Polonia, il primo treno con un carico di grano ucraino che verrà esportato attraverso i porti del Paese baltico. 
 

Grano ucraino, primi sblocchi

Si tratta di una consegna di prova che ha lo scopo di valutare l’efficacia di rotte alternative nell’impossibilità di utilizzare i porti ucraini bloccati dalle ostilità con Mosca. Si conta in questo modo di fare arrivare in riva al Baltico fino a 1.500 tonnellate di grano al giorno. Un flusso di molto inferiore a quello che può essere garantito via mare. E l’orizzonte non è roseo: la produzione di cereali in Ucraina potrebbe crollare quest’anno del 30%. Ma, in attesa che qualcosa si muova nel Mar Nero, questo “viaggio” rappresenta un segnale tangibile dei corridoi verdi messi in campo dall’Ue per trovare vie alternative al mare.


GLI SPIRAGLI
Inoltre, qualche spiraglio di trattativa potrebbe aprirsi con la Russia. Al momento - è stato annunciato dal ministero della Difesa di Mosca - l’apertura di corridoi umanitari sul mare. «Le navi straniere - è la nota del Cremlino - potranno lasciare domani (oggi alle 8, ndr) il porto di Mariupol percorrendo il tratto di mare che è stato ripulito dalle mine». Il capo del Centro di controllo della difesa nazionale, il colonnello generale Mikhail Mizintsev, ha spiegato che «è stato eliminato il pericolo di mine nell’area e si stanno adottando misure per ripristinare le infrastrutture portuali». Sono 70, ha aggiunto, le navi straniere provenienti da 16 Stati che sono rimaste bloccate in sei porti dell’Ucraina. Sono navi che trasportavano merci e che dovevano riceverne, qualcuna contiene anche del grano. A fermarle era stata la guerra.

 

 

In questo scenario appare importante la posizione presa dalla Cina: «Serve spingere per una tregua tempestiva e fornire un corridoio verde a Russia e Ucraina sull’export del grano», ha dichiarato il ministro degli Esteri Wang Yi nel colloquio telefonico con l’omologa tedesca Annalena Baerbock. Pechino si dice «disposta a mantenere la comunicazione con tutte le parti» coinvolte nel conflitto in Ucraina. E in una nota diffusa dalla diplomazia cinese si insiste sulla necessità per «la comunità internazionale di spingere per un cessate il fuoco tempestivo e per fornire un canale verde a Russia e Ucraina sull’export di grano».
Il lavoro di mediazione non è facilissimo anche perché Mosca sembra stia giocando molto sporco sulla questione: un video pubblicato dalla Cnn, infatti, mostra nuove foto satellitari del porto di Sebastopoli, in Crimea, nelle quali due navi russe sembrano caricare quello che si ritiene grano ucraino rubato. Nelle immagini della Maxar technologies, datate 19 e 21 maggio, si vedono le navi - la Matros Pozynich e la Matros Koshka - attraccate accanto ai silos che contengono il cereale che si riversa da un nastro in una stiva aperta. Non appena la merce è stata caricata le due navi siano dirette - in base al tracciamento navale di Marine.Traffic.com - dopo aver lasciato il porto hanno preso direzioni diverse: la Matros Pozynich sta navigando nel Mar Egeo, ed è diretta a Beirut, mentre la Matros Koshka si trova ancora nel Mar Nero. L’emittente televisiva sottolinea che è difficile sapere con certezza se le navi siano state caricate con il grano rubato, ma la Crimea, annessa alla Russia, produce poco grano, a differenza delle regioni ucraine di Kherson e Zaporizhzhia, ricche di colture, immediatamente a nord.


IL PRECEDENTE
All’inizio di questo mese, la Matros Pozynich aveva compiuto una missione simile: ha caricato grano ed è salpata dal Mar Nero per raggiungere il Mediterraneo. Inizialmente era diretta in Egitto con il suo carico, ma è stata respinta da Alessandria. Alla stessa nave è stato anche impedito di entrare a Beirut e alla fine ha attraccato a Latakia, in Siria, dove la Russia da anni sostiene il regime di Bashar al-Assad.
In diverse occasioni il presidente Volodymyr Zelensky ha accusato Mosca di «rubare gradualmente» i prodotti alimentari ucraini e di cercare di venderli. E una conferma di quanto sta sistematicamente accadendo, arriva anche da Mykola Horbachov, presidente dell’Associazione ucraina del grano. «Abbiamo registrato casi di furto da parte dei russi nei territori occupati, soprattutto nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia - ha affermato -. La merce è stata caricata sui camion e portata in Crimea, da dove i russi hanno cercato di venderlo come loro grano proveniente dalla Crimea, ma tutti i trader e le organizzazioni mondiali sanno benissimo che in Crimea non c’è grano sufficiente per essere esportato, sanno benissimo che è grano rubato. Finora gli occupanti ci hanno portato via già 400mila tonnellate di grano, calcolando che una tonnellata costa 300 dollari, la cifra ottenuta dagli occupanti è decisamente cospicua».
 

 

 

Tra il grano fermo nei porti e quello che viene “dirottato” e venduto dai russi abusivamente, si fa sempre più drammatica la condizione alimentare di moltissimi paesi dell’Africa e non solo. Il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha lanciato un messaggio chiaro: «I ladri russi - ha scritto su Twitter - rubano il grano ucraino, lo caricano sulle navi, passano dal Bosforo e cercano di venderlo all’estero. Invito tutti gli Stati a rimanere vigili e a rifiutare qualsiasi proposta di questo tipo. Non diventate complici dei crimini russi».

 

 

I RISCHI
Parla di un grave rischio di carestia anche la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. «Stiamo assistendo a come la Russia ha trasformato in armi le sue forniture energetiche - è intervenuta a Davos -. Sfortunatamente, stiamo vedendo lo stesso modello emergere nella sicurezza alimentare. L’Ucraina è una dei paesi più fertili del mondo. Ora, quei campi sono stati bruciati. E l’artiglieria sta bombardando i depositi deliberatamente». Tutto questo mentre l’Onu continua a rinnovare il suo allarme: se l’export non sarà rimesso in moto, centinaia di milioni di persone rischieranno la fame.

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 25 Maggio 2022, 12:27
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